Giornalismo sotto attacco in Italia

Israele al 112° posto nella classifica sulla libertà di stampa: il 2025 l’anno nero del giornalismo

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“I  giornalisti non muoiono e basta: vengono uccisi. Il numero di giornalisti assassinati è nuovamente aumentato, a causa delle pratiche criminali dei gruppi militari – sia regolari che paramilitari – e della criminalità organizzata. Almeno 53 dei 67 professionisti dei media uccisi nell’ultimo anno sono vittime di guerre o di reti criminali”, lo scrive RSF, la ONG internazionale che si batte per la libertà d’informazione e la libertà di espressione e che ogni anno produce un report sulla libertà di stampa, oltre a monitorare quotidianamente gli attacchi alla libertà d’informazione (Per leggere il report questo il link: https://rsf.org/en/index?year).

 

I 43% dei giornalisti morti negli ultimi 12 mesi è stato ucciso a Gaza dalle forze armate israeliane

“Quasi la metà (43%) dei giornalisti uccisi negli ultimi 12 mesi – si legge – è stata uccisa a Gaza dalle forze armate israeliane. In Ucraina, l’esercito russo continua a prendere di mira giornalisti stranieri e ucraini. Anche il Sudan si è rivelato una zona di guerra eccezionalmente letale per i professionisti dell’informazione. In Messico, i gruppi della criminalità organizzata sono responsabili dell’allarmante aumento degli omicidi di giornalisti registrato nel 2025”.

 

2025: il più mortale degli ultimi 3 anni

Il 2025  è stato il più mortale degli ultimi tre anni e il Messico è il secondo paese più pericoloso al mondo per i giornalisti, con nove morti.

Il pericolo maggiore per i giornalisti proviene proprio all’interno dei loro Paesi: solo due giornalisti stranieri sono stati uccisi quest’anno.

 

503 i giornalisti detenuti nel mondo: al primo posto la Cina

Se guardiamo alle detenzioni, sono attualmente 503 i giornalisti detenuti in tutto il mondo.

La più grande prigione al mondo per giornalisti è ancora la Cina (121), con la Russia (48) ora al secondo posto, che imprigiona più giornalisti stranieri di qualsiasi altro stato: 26 ucraini. Il Myanmar (47) è al terzo posto. La Siria è il Paese con il più alto numero di professionisti dell’informazione scomparsi, oltre un quarto del totale mondiale.

 

Indipendenza economica e libertà di stampa

“Garantire libertà, indipendenza e pluralità nel panorama mediatico odierno richiede condizioni finanziarie stabili e trasparenti –  scrive Anne Bocandé, Direttore editoriale di RSF -. Senza indipendenza economica, non può esserci libertà di stampa. Quando i media sono in difficoltà finanziarie, vengono trascinati in una corsa per attrarre pubblico a scapito di un’informazione di qualità, e possono cadere preda degli oligarchi e delle autorità pubbliche che cercano di sfruttarli. Quando i giornalisti sono impoveriti, non hanno più i mezzi per resistere ai nemici della stampa, coloro che promuovono la disinformazione e la propaganda. L’economia dei media deve essere urgentemente riportata a uno stato che favorisca il giornalismo e garantisca la produzione di informazioni affidabili, che è intrinsecamente costosa. Le soluzioni esistono e devono essere implementate su larga scala. L’indipendenza finanziaria dei media è una condizione necessaria per garantire un’informazione libera e affidabile al servizio dell’interesse pubblico”.

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Classifica sulla libertà di stampa

Al primo posto, su 180 Paesi, c’è la Norvegia.

L’’Italia è al 49°, dopo il Costa Rica, il Gabon, la Repubblica Domenicana e il Belize.

Molte posizioni dopo, al 112° posto, dopo USA (al 57° posto), Uruguay, Ungheria, Cile, Senegal, Zambia, Angola, Guinea, Burkina Faso, Sud Sudan, Haiti (111° posto), c’è Israele.

L’indice si basa su un punteggio che va da 0 a 100 assegnato a ciascun paese o territorio, dove 100 rappresenta il punteggio migliore possibile (il livello più alto possibile di libertà di stampa) e 0 il peggiore.

Gli ambiti presi in considerazione sono quello politico, il quadro giuridico, il quadro economico, il quadro socio-culturale, sicurezza.

Con un punteggio da 85 a 100 punti la situazione è positiva, da 70 a 85 e soddisfacente, da 55 a 70 è problematica, da 40 a 55 è difficile e da 0 a 40 è davvero seria.

Israele ha ottenuto un punteggio che va dai 40 ai 55 (51). Mentre l’Italia si trova in una situazione problematica, avendo ottenuto come punteggio 68.

Ultima in classifica l’Eritrea (11,32).

 

La ripresa degli attacchi e il sequestro di una giornalista palestinese

Intanto, è di ieri il sequestro della giornalista palestinese Enas Ikhlawi.

Ikhlawi è stata arrestata dopo che le forze israeliane hanno fatto irruzione nella sua casa nella città di Idhna, a ovest di Hebron. “Condanniamo fermamente l’arresto del giornalista Enas Akhlawi da parte dell’occupazione, considerandolo un crimine vergognoso e inaccettabile che si aggiunge alla lista delle violazioni quotidiane”, ha affermato il Palestinian Journalists Forum in una nota.

Ma mentre si attende una risposta internazionale che temiamo non arriverà, il  Manifesto ci racconta che “Israele attacca e avanza. Gli aerei da guerra hanno bombardato il nord, colpendo l’area nelle vicinanze dell’Ospedale indonesiano. Le navi hanno esploso colpi verso la costa di Gaza, il ronzio dei droni è tornato a essere continuo, come i rumori delle demolizioni. Persino l’avanzata dei carri armati è ripresa indisturbata, ben oltre la «linea gialla», il confine dietro il quale Israele avrebbe dovuto ritirarsi. Almeno tre palestinesi sono stati uccisi domenica a Khan Younis, tra i quali un pescatore e un ragazzino di 15 anni. Nel nord le ruspe hanno operato decine di distruzioni e demolizioni, come confermato dallo stesso esercito israeliano. I soldati avanzano a nord, superando la linea gialla nei quartieri di Tuffah, Shujayea e Zeitoun e i giornalisti palestinesi raccontano di un nuovo sfollamento per centinaia di abitanti”.


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