Giornalismo sotto attacco in Italia

Sigonella, Craxi e Crosetto

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Che cosa non si fa per cercare di dribblare mediaticamente la palude politica che rischia di trascinare a fondo il rabberciato governo di centrodestra, oggi squassato dalla sconfitta al referendum e dagli scandali di sottosegretari, ministri, capi di gabinetto, assessori costretti alle dimissioni per motivi diversi.

Il no agli statunitensi del ministro Crosetto per l’uso dell’aeroporto di Sigonella agli aerei diretti in Iran ha fatto entusiasticamente scomodare il presidente del consiglio Bettino Craxi che nel 1985 si oppose alla richiesta del presidente Reagan di consegnare i terroristi responsabili di omicidio e dirottamento della nave Achille Lauro: storica la scena dei nostri carabinieri schierati sulla pista di Sigonella a difesa dell’aereo che trasportava i palestinesi responsabili dei sequestri.

Ancora una volta si gioca sull’inganno della memoria volutamente corta e pasticciando con la storia. Claudio Martelli, già vicesegretario Psi, spiega che tra i due episodi non ci sono analogie se non lo stesso luogo degli avvenimenti a suggestione e il no agli Stati Uniti. “Nella vicenda del passato da parte degli Usa vi fu un tentativo di imperio a cui Craxi si oppose con un atto di orgoglio nazionale. Stavolta il governo ha fatto bene a negare l’uso delle basi Nato per un atto di guerra contro l’Iran”. Al di là delle valutazioni dell’ex ministro della giustizia la differenza è palese.

Lo spiega ancora meglio Bobo Craxi: “Sigonella fu la difesa della sovranità nazionale e del diritto internazionale. Questo è una cosa diversa, non è un incidente diplomatico, ma un atto assolutamente legittimo di non coinvolgimento del nostro Paese in un conflitto che tutti quanti consideriamo sbagliato… I rapporti allora tra Italia e Usa furono tesi e si raffreddarono dopo più di un mese. Il governo italiano dovette persino dimettersi. Ora mi pare che il bisticcio sia durato qualche ora…”.

Insomma diamo a Cesare quel che è di Cesare. Qualche analista fa addirittura risalire a questo episodio il principio della fine politica di Craxi.

Nel caso del ministro Crosetto le cose sono state molto soft, nessuna incomprensione e la diffusione della notizia sembra più che altro finalizzata ad offuscare le bruttissime vicende di questi giorni che avviluppano il governo con un maldestro tentativo di refresh per mostrare l’orgoglio nazionale di una compagine che cerca di uscire fuori dalle morte gore di scandali e malaffare criminale.


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