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Gaza: il genocidio di Israele è anche futuricidio

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Oltre 70 ricercatori hanno lavorato al rapporto di Amnesty International sul genocidio a Gaza. I dati raccolti sono una drammatica e realistica fotografia della realtà. È impossibile non cogliere in ciò che sta avvenendo a Gaza, e ora anche in Cisgiordania, la volontà di eliminare un popolo.

1600 famiglie intergenerazionali sono state cancellate. 35.000 orfani vagano tra le macerie. La popolazione palestinese è stata decimata. E i dati sulle vittime, per ora noti, sono con ogni probabilità sottostimati.

Non esistono più case, scuole, moschee, ospedali. 12 Università sono state rase al suolo.

Israele e gli stati che sostengono il Governo Netanyahu hanno deciso che un popolo, quello palestinese, è superfluo.

È giunto il momento, come ha affermato la prof.ssa Ruba Salih nella presentazione del rapporto di Amnesty alla Federazione della Stampa, che alla parola genocidio se ne aggiunga un’altra: futuricidio. Perché la distruzione di cui è stata vittima Gaza è anche mirata a impedire le condizioni di vita e di esistenza futura nella striscia. E questo è il vero obiettivo di Israele. Negare ai palestinesi sopravvissuti il futuro.

È sconvolgente che tutto ciò avvenga sotto i nostri occhi. È il primo genocidio della storia del genere umano che passa in televisione. Malgrado ciò, il processo di disumanizzazione dei palestinesi punta a rendere irrilevante la strage. Persino nello scambio di ostaggi il doppio standard è stato evidente. Ostaggi e prigionieri. In realtà ostaggi erano anche quelli palestinesi, arrestati, detenuti e spesso torturati senza alcun processo. Persino i minori, i bambini.

Non si disumanizzano solo i palestinesi. Si disumanizza persino la loro morte.

Non è in alcun modo possibile eludere il tema del genocidio palestinese senza diventarne, in modo consapevole o meno, anche strumento di incomprensione se non di complicità. Questo non può essere e non sarà mai un argomento marginale nel dialogo sulla pace e la giustizia in Medio Oriente.

Il Ministro degli Esteri Tajani ha affermato recentemente che Amnesty International non è un interlocutore politico, non è un organismo internazionale. È sicuramente vero. Ma è altrettanto vero che in quelle oltre cento pagine ci sono testimonianze, dati, elementi di fatto fondamentali per la comprensione del dramma palestinese. E fondamentali per una presa di coscienza politica e collettiva necessarie a fermare Israele e il genocidio che sta mettendo in atto.

 

 


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