Giornalismo sotto attacco in Italia

Impunità per il capo e per chi ne fa le veci

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Il tentativo della destra di salvare la Bartolozzi dal giudizio penale, sollevando niente meno che un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale, è soltanto l’ennesimo meschino episodio della serie “Impunità per il capo e per chi ne fa le veci”.

Dietro le sofisticate argomentazioni giuridiche che puntano a rappresentare le condotte (dichiarazioni ai PM comprese) della Bartolozzi come una manifestazione diretta della volontà del Governo, le cui determinazioni erano già state considerate penalmente incensurabili dal Tribunale dei Ministri che aveva trattato le posizioni di Nordio e Piantedosi, e per tanto già assolte per “trascinamento”, si cela il vecchio e tanto caro adagio dei neri: l’ubbidienza è una virtù.

Con buona pace di don Milani, ma anche del principio di uguaglianza davanti alla legge e di responsabilità personale di fronte a presunte condotte penalmente rilevanti.

Insomma: la Bartolozzi ha fatto quello che andava fatto per realizzare la volontà del Governo in una faccenda di evidente rilevanza per la sicurezza della Nazione e se nel farlo ha contribuito a travolgere regole fondamentali del diritto internazionale cui l’Italia aderisce e se per giunta ha dovuto dichiarare il falso o omettere il vero parlando ai PM, non può certo risponderne!

Che meraviglia la “ragion di Stato” quando viene fatta coincidere con la convenienza del Governo di turno!

Nulla sembra indurre un qualche ripensamento nella destra meloniana, neppure il fatto che la Corte Penale Internazionale abbia deferito l’Italia proprio per la gravissima vicenda Almasri.

Anzi, con spudorata sproporzione, lo stesso organismo parlamentare ha sanzionato pesantemente i parlamentati delle opposizioni “rei” di avere fisicamente impedito l’accesso al Parlamento ai gagliardi fascisti profeti della “re-migrazione” di massa.

Questa maggioranza di “eredi-al-quadrato” (del Duce e di Berlusconi) non si rassegna all’esito del referendum che avendo salvato la Costituzione dalla grave manipolazione reazionaria della “Nordio”, ha ribadito la fiducia nei principi di separazione dei poteri dello Stato, di indipendenza della magistratura e quindi di uguaglianza davanti alla Legge. 

Avessero un’altra statura politica anziché nascondersi dietro simili artifici giuridici, potrebbero tradurre direttamente nell’oggi la lezione del loro faro ispiratore che intervenendo alla Camera il 3 Gennaio del 1925, rivendicò a petto in fuori e pancia in dentro la responsabilità morale e politica della violenza squadrista, che aveva tra gli altri massacrato Giacomo Matteotti.

Ma qui si vola più bassi, schivando amanti che irrompono sulla scena, diciottenni ineffabili capitane di industria, truffe allo Stato ed altre amenità e per questo si sceglie la strada del conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale: è soltanto un modo per tirare a campare ed arrivare alla fine di questa infausta Legislatura. Poi, liberi tutti! Anche noi.


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