La risposta piu’ chiara all’ultimo discorso di Donald Trump e’ arrivata dai mercati: borse in discesa e petrolio in salita. Quello che doveva essere un discorso tranquillizzante e esplicativo in realta’ non ha tranquillizzato ne’ spiegato. Chi si aspettava l’annuncio di un orizzonte temporale preciso e limitato della guerra in Iran ha dovuto riascoltare la solita litania sulle due, tre, quattro settimane di guerra. Con il sinistro riferimento alla lunghezza delle altre guerre americane, dalla seconda guerra mondiale a quella del Vietnam. Molti osservatori non hanno potuto fare a meno di rievocare la funesta previsione , negli anni 70 del generale Westmoreland : la luce alla fine del tunnel del conflitto in Indocina annunciata poco dopo i primi bombardamenti sarebbe arrivata solo dopo molti anni e migliaia di morti americani. Conscio dello scarso risultato del suo discorso, il presidente ha cercato, come ha spesso fatto di recente, di nasconderlo con un paio di interventi estemporanei e successivi. Prima ha precisato che lo Stato americano non può occuparsi dell’assistenza perché è impegnato a fare guerre e qualsiasi provvedimento assistenziale e’ quindi demandato dal governo federale ai singoli Stati, provocando un comprensibile allarme tra tutti gli elettori e poi ha pensato bene di scagliarsi contro gli alleati europei in particolare francesi ironizzando sul presidente Macron ancora impegnato- ha detto testualmente- a riprendersi dallo schiaffo ricevuto in faccia dalla moglie di recente. Caduta di stile sottolineata immediatamente dal presidente francese che ha definito l’uscita della casa Bianca come inappropriata ai tempi drammatici che stiamo vivendo. Invano la sua portavoce Paola White ha cercato di risollevare un po’ il morale paragonando Trump a Gesù: “sei stato tradito, arrestato e falsamente accusato e questo è un percorso già sperimentato dal nostro Signore. Alla fine -ha concluso Paula White-sarai vittorioso perché tu sei uno strumento di Dio.”
Operazione spericolata ma non sufficiente a rimettere il presidente di buon umore almeno a giudicare dal suo ultimo tweet rabbioso questa volta dedicato al cantante Bruce Springsteen, colpevole di una campagna ferocemente anti Trump. Questa volta l’invito della casa Bianca e’ di boicottare tutti i concerti dell’autore di Born to run.
Il problema di Trump e’ che giorno dopo giorno il suo gradimento nei sondaggi continua a scendere parallelamente all’aumento del prezzo della benzina al gallone. Alla previsione di una sconfitta repubblicana al congresso nelle elezioni di Midterm a novembre si aggiunge quella di una finora imprevedibile sconfitta anche al Senato . Sembra quasi certo il successivo avvio di una procedura di impeachment. Anche in quel caso non ci sarebbero comunque i due terzi dei voti parlamentari necessari a sollevare il presidente dal suo incarico ma si tratterebbe comunque di un ulteriore elemento di pressione politica negli ultimi due anni di quella che diventerebbe, secondo la terminologia politica americana, un’anatra zoppa prima delle elezioni presidenziali del 2028.
Gli unici a sorridere in questa situazione drammatica si trovano a Pechino.
Illuminante il titolo del settimanale “l’economist” accanto al volto di un presidente cinese con un sogghigno beffardo :”mai interrompere il tuo nemico quando sta facendo un errore”.
