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“È l’Ultima Battuta?”: Bradley Cooper e la stand-up comedy del dolore

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Presentato fuori concorso al Bif&st 2026 – in sala in Italia dal 2 aprile con Searchlight – l’ultimo lavoro di Bradley Cooper, È l’Ultima Battuta? (Is This Thing On?), segna una tappa fondamentale nel percorso autoriale dell’attore statunitense, alla sua terza prova dietro la macchina da presa. Se con “A Star Is Born” Cooper esplorava l’ascesa distruttiva del mito e con Maestro la complessità del genio privato, qui la cinepresa si abbassa ad altezza uomo per indagare le macerie di un matrimonio che non finisce con un’esplosione, ma con una lunga, malinconica, scia di silenzi.

La trama ruota attorno ad Alex Novak (Will Arnett, in una prova di sottrazione che potrebbe valergli la definitiva consacrazione drammatica).

Alex è un uomo di mezza età che vive a New York e lavora nel mondo della finanza. Non è una rockstar né un genio tormentato, ma un uomo ordinario la cui vita va in pezzi quando il matrimonio con Tess (Laura Dern), durato vent’anni, finisce. È il ritratto della “crisi della mezza età” vissuta con una vulnerabilità disarmante.

La caratteristica più affascinante di Alex è come scopre la sua vocazione: per puro caso: per non pagare il coperto in un locale, accetta di salire sul palco per una serata di open mic. Da quel momento, la stand-up comedy diventa la sua terapia. Il palco diventa così, ben presto, sera dopo sera, il suo analista collettivo, unico strumento a sua disposizione per cercare di uscire dalla crisi in cui è sprofondato. Ed è così che i suoi fallimenti privati diventano i suoi copioni, scritti in tutta fretta su fogli di carta stropicciata, in cui mette a nudo le sue fragilità, i suoi difetti, le sue difficoltà nel gestire il ruolo di padre, riscuotendo un discreto successo.

Ma Alex non è un genio della comicità e le sue battute non sempre funzionano, e la regia di Cooper è bravissima a restituire l’imbarazzo gelido delle pause troppo lunghe e dei microfoni che fischiano.

Speculare ad Alex è Tess, interpretata da una Laura Dern capace di comunicare interi paragrafi di frustrazione con un solo sguardo rivolto alla camera. Mentre Alex cerca sé stesso nelle luci dei club, Tess tenta di ricostruire la propria identità tornando alle origini, cercando uno spazio personale come allenatrice di pallavolo, memore dei fasti passati come giocatrice professionista della nazionale di volley a stelle e strisce, e che gli anni di dedizione familiare avevano soffocato.

Il punto di forza del film risiede nel rifiuto di creare un antagonista: non ci sono colpevoli, solo due persone che si sono “usurate” a vicenda. La chimica tra Alex e Tess è fatta di una confidenza stanca, tipica di chi ha condiviso decenni e ora deve imparare la grammatica della solitudine.

Cooper sceglie un’estetica quasi granulosa, catturando una New York autunnale che riflette lo stato d’animo dei protagonisti. La sceneggiatura — scritta a sei mani da Cooper, Arnett e Mark Chappell — è densa di dialoghi brillanti ma realistici, dove l’ironia serve a mascherare la paura dell’ignoto. Notevole anche il ruolo di supporto dello stesso Cooper nei panni di “Balls”, l’amico attore velleitario e confuso, che funge da contrappunto comico ma anche da specchio delle insicurezze di Alex.

Il film solleva una domanda scomoda: è possibile ricominciare quando si è già scritta gran parte del proprio libro? “È l’Ultima Battuta? “ suggerisce che la risposta non sta nel successo (la scalata comica di Alex, infatti, è incerta e faticosa), ma nel coraggio di esporsi. Il microfono, sotteso nel titolo, non è solo un attrezzo di scena, bensì la rappresentazione plastica dell’esigenza di ognuno di essere ascoltato, anche quando non si ha nulla di divertente da dire.

Con “E’ l’ultima battuta?” Cooper firma il suo film più intimo e maturo, una bittersweet comedy che scava nelle ferite del quotidiano con onestà brutale.

Non cercate il gran finale hollywoodiano: certe ferite non si chiudono, semplicemente diventano parte del paesaggio, della vita, e dobbiamo imparare a conviverci perché non abbiamo altra scelta se vogliamo continuare a camminare.

 


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