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“Il giovane Karl Marx” – di Raoul Peck ★★★1/2☆

 

Non un miracolo, ma senz’altro una sorpresa. Fare film biografici è rischiosissimo, la noia e la bidimensionalità sono sempre all’angolo. Ma il regista haitiano Raoul Peck (candidato all’Oscar per “I am not your negro”), sostenuto e prodotto da Robert Guideguian, riesce in  buona parte ad evitare il piatto racconto dei fatti, immergendoci in una atmosfera storica fatta di carne, bisogni e idee in formazione.

Il mondo cambia (la rivoluzione industriale), la società cambia (nascita di una classe di “venditori di manodopera”, proletari, operai) e i pensieri cambiano insieme a loro. Engels e Marx, che incontriamo all’inizio della loro relazione – entrambi ancora nemmeno trentenni – insieme alle loro compagne sono le punte di diamante di nuove idee che vediamo mentre prendono forma. E’ chiaro che al cinema più di tanto non si può fare e se il racconto storico è il fulcro, lì devi rimanere un po’ inchiodato. Ma Peck sa far crescere la tensione anche solo osservando volti e particolari, sa aspettare il momento, sa raccontare un’intuizione (non è più tempo di fratellanza, ma di antagonismo) e la nascita di strutture ideali che trasformeranno il secolo successivo.

A duecento anni dalla nascita di Marx e a 170 dalla pubblicazione de “Il manifesto del partito comunista”, “Il giovane Karl Marx” ci conduce in fondo all’inizio della nostra, di storia, quella che ha fatto le vite di quasi tutti noi. E il finale, perfetto, come in un vortice ci porta sino ad oggi, consegnandoci all’incertezza della grande opera incompiuta. Il Capitale, sì, ma anche la nostra attualissima umana avventura.

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