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“L’equilibrio” – di V. Marra ★★★★★ 

 

E’ la cosa più difficile in assoluto, essere semplici, perché si rischia costantemente la banalità. Il confine è sottilissimo, camminare lungo questa cresta è un grande atto di coraggio e una grande sfida. Vincenzo Marra è un equilibrista di quel luogo da sempre (dai tempi del debutto con “Vento di terra”, che scompigliò Cannes nel 2005). E ancora di più con questo “L’Equilibrio” dove va a fondo del principio che lo sostiene: non si può salvare l’umanità, ma si può cercare di salvare un essere umano.

“L’Equilibrio” è la storia di don Giuseppe (un incredibile Mimmo Borrelli) che, tornato dall’Africa, per sfuggire alla tentazione di una donna, si fa rispedire nella sua Napoli. Lì dove nulla è cambiato, dove la diossina della terra dei fuochi ammazza la popolazione a centinaia e dove un malamente controlla un quartiere facendo pascolare la sua capra nel campetto da calcio dei ragazzi (costretti così a giocare per strada) e violentando la figlia decenne della sua compagna.

A Giuseppe amici e autorità gli hanno consigliato di stare attento e di mantenere l’equilibrio. Come ha fatto don Antonio prima di lui: si è battuto contro la monnezza radioattiva, ma ha chiuso gli occhi davanti alle violenze su una bambina. Meglio salvare molti, che una sola. Meglio evitare scandali e lavorare di sottobosco. Meglio non fare gli eroi ed essere concreti, dice don Antonio. E magari non ha tutti i torti. Ma cosa deve fare un uomo di Dio davanti a una bambina sulla croce? Dove lo trova quel maledetto equilibrio che tutti gli dicono di perseguire?

Con un buon numero di composti piani sequenza e la pulizia delle inquadrature; con la recitazione misurata e profonda degli attori; con la luce cruda degli ambienti, Marra torna a fare magistralmente il funambolo, ritrovando i giusti occhi per raccontare il territorio napoletano. Da lì sta arrivando il meglio del cinema italiano di questo ultimo anno (imperdibili “la Gatta Cenerentola” e “Ammore e malavita”), da lì torna a soffiare il meglio della nostra Italia.

Sosteniamolo, questo cinema, in sala. Portiamoci gli amici pure se sono recalcitranti e i parenti, pure se non sono educati ad un cinema così essenziale. Facciamolo non per i registi, ma per loro, per le perone a cui vogliamo bene. Perché l’arte aiuta a crescere, a capire, a cambiare. E questa è arte pura.

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