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“La Gatta Cenerentola”, di A. Rak & co ★★★★★

 

E’ un capolavoro. Basta una parola per scrivere de “La Gatta Cenerentola” di Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri e Dario Sansone. Se invece vogliamo approfondire servono concetti complessi, per un film complesso, una scommessa alta di racconto che parte da lontane antropologie (il Seicento napoletano di Basile) per arrivare ad un presente che sa di futuro.
I tempi storici si mescolano (passato e futuro si incrociano in presenze olografiche malfunzionanti) sulla grande Megaride, la nave che sa di Achille Lauro e che in sé rappresenta il macrocosmo napoletano. L’armatore Vittorio Basile (Vittorio come De Sica – Basile come l’autore de “Lo cunto de li cunti”) e la sua piccola bimba (la gatta Cenerentola) si preparano alle nozze con la bella matrigna, popolana procace che porta in dote al suo sposo sei figlie e qualche femminiello. Ma dietro la donna c’è il malvagio Lo Giusto, o’Re, che vuole appropriarsi della nave e dei suoi sogni e trasformarla in futura centrale di droga e riciclaggio.
Bene e male, passato e futuro, sogno e condanna, coraggio e paura. Tutta la storia di Napoli, le sue speranze, la lotta continua tra fango e stelle, più una colonna sonora mirabile, un’animazione audace (tra manga e Diabolik), interpretazioni vocali di primissimo livello (tra cui Alessandro Gassman, Maria Pia Calzone, Enzo Gragnaniello), una macchina narrativa perfetta fanno de “La Gatta Cenerentola” (prodotta dalla magica Mad di Napoli, la stessa de “L’arte della felicità”) un prodotto rarissimo, magnifico, perfetto. All’altezza della mise en scene teatrale di Roberto De Simone del 1976. Un mistero perché non sia stato messo a Venezia in Concorso e non abbia vinto premi degni della sua altezza. Andatelo tutti a vedere. Riscattiamolo noi, in sala, questo capolavoro.

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