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Sole cuore amore, di Daniele Vicari ★★1/2☆☆

 

Daniele Vicari è un regista militante. Un intellettuale che ha voglia di dire, di provocare. Ha imparato con gli anni ad usare il suo strumento, il cinema, con una certa cura. Ma la sostanza non cambia: lui deve dire, lui deve mostrare, lui deve indicare, lui deve denunciare. Lui ha un’urgenza, lui ha un motivo legato al tempo e al luogo, lui è figlio della realtà. Neo-neorealista, iperrealista a tratti, fa della storia di Ele la sineddoche di un’era geologica. Quella in cui viviamo oggi, dove l’amore non basta per essere felici. Non basta nemmeno per vivere, nemmeno per sopravvivere. Perché tutto ciò che ci circonda è contrario all’amore. L’amore è attenzione e dono, noi viviamo nella disattenzione e nella vacuità del possesso. L’amore è sapiente, noi siamo immersi nell’ignoranza.

Ele è italiana, orfana, tanto innamorata di suo marito da aver fatto con lui quattro figli. Anche se non se li poteva permettere, anche se per mantenere tutti loro (lui, il marito, Francesco Montanari, non riesce a trovare lavoro. E poi qualcuno dovrà anche stare con i bambini…) viaggia quattro ore al giorno per andare a fare la barista per dodici ore al giorno, sette giorni a settimana. Non è necessario essere albanesi o nigeriani o ucraini per essere schiavi qui da noi. Basta essere poveri, basta aver bisogno di un lavoro che nessuno ti dà. Se te lo danno, è con il ricatto.

La scrittura (dello stesso Vicari) è manchevole sia nei dialoghi che nella cesellatura dei personaggi di contorno, la fotografia di Gherardo Gossi è bella, ma capita troppo spesso che copra buchi di sceneggiatura. Gli attori sono bravi (lo hanno detto tutti, non mi aggiungo), ma a volte mancano di buone battute. “Sole, cuore, amore”, dunque, non è un film ben fatto fino in fondo. Ma è un film efficace, questo sì. Perché anche se lo fa in modo un po’ pesante, ci sbatte in faccia qualcosa che dobbiamo vedere. Ci stiamo perdendo il meglio di noi, ci stiamo dimenticando il senso di noi. Cosa succede dopo l’ultima scena di “Sole, cuore, amore”? Nulla, succede. Stiamo perdendo anche la capacità di far succedere qualcosa di diverso dall’orrore che è. Se Vicari lavora per ricordarmelo, io non resto indifferente.

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