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Smetto quando voglio: Master class ★★★★☆ Il cinema italiano si illumina di futuro

 

Non ci speravamo più, che la commedia italiana potesse ritrovare un cammino. Anzi, addirittura inventarne uno di sana pianta! Ma eccola qui una luce di speranza. Ed è addirittura un fanale, un incendio! “Smetto quando voglio: Master class” è la nostra luce in fondo al tunnel. Regia di Sydney Sibilia in matrimonio produttivo con il grande Matteo Rovere, cast tutto confermato dal film-capostipite  (del 2014), questo sequel ha tutta la stoffa per rappresentare un vero caso italiano. Si tratta fondamentalmente dell’incontro fortunato tra un bravo sceneggiatore – uno che unisce un’ottima visione di insieme ai tempi giusti delle battute (Sydney Sibilia) – e un produttore che del mestiere di fare film sa la parte sia teorica che pratica (Matteo Rovere). Entrambi sono giovani e hanno studiato le produzioni internazionali (in primis, la serialità americana). Hanno studiato, capito e copiato il necessario. Solo per questo, sono dei geni.

In più, hanno saputo coniugare il meglio degli altri con il meglio nostrano. Ovvero, non hanno trasformato o modificato la “story” italiana, ma il modo di raccontarla. Fantastici.

Come senz’altro ricorderete, lo spunto parte da un pitch (soggettino) alla “Breaking Bad”: un gruppo di freschi laureati italiani che, per campare, si mette a produrre smart drugs, droghe a tutti gli effetti ma talmente nuove da non essere ancora state vietate. La storia va avanti così, con un piccolo aggiustamento: questa volta il gruppo dei professori deve scovare tutti gli altri produttori di smart drugs sul mercato e farli fuori. Non per vendetta, ma perché glielo chiede – con tanto di patto “do ut des” – la polizia.

I titoli di coda si intrecciano con i titoli di testa del terzo episodio (“Smetto quando voglio ad honorem”), girato parallelamente al secondo. Un’americanata, come dichiara lo stesso Sibilia, ma così azzeccata che fa venire le lacrime. Il terzo episodio è già atteso con la bava alla bocca dai numerosi “banda addicted” italiani. Si intravede un Luigi Lo Cascio al meglio della sua carriera, nei panni di tal Walter Mercurio, professore emerito, nonché spacciatore di gas nervino.

Siamo qui a sbavare anche noi. Vi prego non siate crudeli e datecelo al massimo a settembre in sala.

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