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“Elle”, di P. Verhoeven ★★1/2☆☆

 

Paul Verhoeven, maestro del cinema olandese fuggito dall’Europa per contrasti importanti con la mentalità del suo paese dopo il suo primo film scandalo “Spetters” (1980), ritorna nel vecchio continente con un’altra opera costruita apposta, sembra, per riprendere il discorso interrotto.

Nel mezzo, il lavoro negli Usa. Con “RoboCop”, “Basic Instinct”, “Showgirls”, “Starship Troopers” il regista si avvicina spesso a premi internazionali, ma il primo vero riconoscimento lo agguanta proprio con questo “Elle” (Golden Globe 2017), osannato dalla critica internazionale. Una donna matura (Isabelle Huppert) viene aggredita in casa sua e stuprata nella prima scena del film. Una disgrazia che la signora prende con molto fairplay, riprendendo senza sgomento la sua vita il giorno dopo. Affari – la signora dirige una casa di produzione di internet games, violenti –  amici, figlio farloccone, amanti. Scopriremo poco più in là che la nostra protagonista ha una mamma con amanti bambini e un padre in galera per aver ucciso una trentina di persone. La premessa dunque è che ci muoviamo nella solita amatissima fanghiglia di Verhoeven: perversione, violenza, ambiguità, sesso. Il tutto sheakerato, con risultato a sorpresa.

Il film ha alcuni pregi: rompe i confini della normalità (i personaggi più carini, qui, sono anche quelli più ambigui), mescola le carte delle convenzioni sessuali, osserva con sensualità il corpo di una donna che ha superato i sessanta. Detto questo, il divertimento di Verhoeven in questo film è portarci in un luogo e poi cambiare direzione, per sorprenderci. Lo fa in continuazione, tanto da consumare velocemente la sorpresa. Il finale poi è una inversione a U dove finiamo per perdere definitivamente la bussola.

In “Elle” non vediamo nessun miracolo e nessun capolavoro. Solo un’opera furba, a tratti divertente. Verhoeven è un mestierante, sa costruire dei buoni momenti, con una Huppert che gli fa da giusta spalla. Ma si tratta al massimo di un “divertissment”. Il resto, io non lo vedo.

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