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Manchester by the Sea – di K. Lonergan  ★★★★★  

 

Un uomo che lavora, che aggiusta tubi, cessi, docce. Attraversa il suo piccolo mondo in modo catatonico, con sguardo nullo, indifferente persino alle donne compiacenti.
Inizia così “Manchester by the Sea” e siamo già in mezzo a un vuoto. Per flashback progressivi capiremo lentamente cosa è successo, a quell’uomo, e perché. Ma bastano quelle prime sequenze iniziali perché la struttura del futuro dramma prenda uno spazio preciso dentro le nostre emozioni. Il resto è flusso narrativo perfetto.

Con “Manchester by the Sea” il cinema americano segna un turning-point diremmo epocale. Dalla bidimensionalità della storia (macro e micro) di quel continente, si passa ad una multidimensionalità, ad uno spessore narrativo da “paese adulto”. Come se nel cinema Usa ci fosse stato un cambio d’età. Come se con il film di Kenneth Lonergan (sino ad oggi attore e sceneggiatore di seconda fila) in quel continente si aprisse una nuova epoca, come fu quella shakespeariana per l’Inghilterra e l’Europa tutta.

Lo spessore della vicenda umana di Lee Chandler (convivere con il vuoto e nel vuoto) si sposa ad un paesaggio strano (Manchester, vista solo da un’angolatura periferica), fatto di neve e mare grigio, case prefabbricate, stanze strette, lavori da poco, piccole vicende di paese, contabili, pescatori e alcool, molto alcool. Il vuoto è fuori, intorno, dentro, ovunque. Eppure la fiammella umana brilla come un faro nel grigiore. Anche se flebile, intermittente.

“Manchester by the sea” è quasi un film imparagonabile, nel panorama americano (nonostante il richiamo forte ma non cercato a “Gente comune” di Redford). Forse molto più bello di quanto il suo autore fosse consapevole, durante e dopo la sua realizzazione. Come quelle creature che nascono speciali e nessuno sa bene da chi e come, ma sono lì perché hanno un loro compito da svolgere. La bellezza serve loro per prendersi lo spazio necessario a compiere la missione.
Anche Casey Affleck è più bravo di quanto sia, qui. Tutto trascende, la posta messa in gioco da autore e protagonisti (spicca tra tutti Michelle Williams)  si decuplica sul piatto dello schermo. Se non vince l’Oscar al miglior film, pazienza. Tanto rimarrà comunque nella storia.

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