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L’ora legale, di Ficarra e Picone ★☆☆☆☆

 
Sarò breve. L’ora legale è un film esemplare. Nel senso che rappresenta un esempio perfetto di cosa non fare al cinema. Eccoci di fronte a un tentativo interessante – sulla carta – di guardare all’Italia e ai suoi mali. I due cugini, Salvo (Salvo Ficarra) e Valentino (Valentino Picone) gestiscono un chiosco bar in un paesino della Sicilia. In prossimità delle elezioni per il nuovo sindaco, i due si schierano su fronti opposti: Salvo l’opportunista fa campagna elettorale per il vecchio sindaco intrallazzone, Valentino l’onesto, per il nuovo sindaco riformatore. Tutto il paese vuole cambiare, a parole. Infatti vota il nuovo sindaco, ma quando questo decide davvero di far rispettare la legalità in paese (pagamento multe, rispetto suolo pubblico, raccolta indifferenziata rifiuti, abbattimento abusi edilizi in riva al mare), il popolo si ribella.
Un film che ci voleva, eccome. Finalmente gli italiani costretti a guardarsi in faccia, anche in maniera alquanto bruta, al modo di Ficarra e Picone. I quali però, per motivi che non conosciamo, hanno deciso da tempo di dirigersi da soli. Bene, la regia in questo film non esiste. Un film civile senza regia non è un film civile comunque, ma un’esposizione didascalica di quello che vorrebbe essere un film civile e che di fatto è un prodotto stanco, sfarinato, senza alcuna tenuta. Una noia mortale, in cui si disperde completamente tutto il talento di questo bravo duo di comici. Un’esperienza che non consiglio a nessuno. Il pubblico italiano li ha premiati, non sappiamo perché. Forse per i meriti accumulati con Zelig e Striscia.
L’ora legale è il film meno divertente del duo e, nonostante gli intenti, assai poco “civile”: nel senso dell’occasione sprecata, bruciata e che non torna. Che peccato. Chissà se qualcuno lo ha detto a Ficarra e Picone che il cinema è fatto di cinema e non di buoni intenti.

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