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“Silence” – di Martin Scorsese ★★★★☆

 

Mesta e rimesta nel fango della pellicola, Martin Scorsese, per vedere se gli riesce di creare l’homo cinematograficus. La materia di cui si serve per forgiare la creatura, oltre al “fango” della narrazione (il plot) sono ciò che nella sua vita, tra strada, arte e chiesa, ha saputo intuire dei peccati e delle virtù dell’essenza umana. E poi ancora una sua personale ossessione: davvero ci si può redimere dai peccati, davvero esiste la grazia per l’essere umano? E alla fine, Dio gli parlerà, perdonandolo? Queste, forse, le domande centrali che spingono Scorsese a costruire “Silence”, un film che ha sul comodino da almeno vent’anni. “Silence” parte da lontano, nella cinematografia di Scorsese, probabilmente dallo stesso “Toro Scatenato”, dal momento in cui Il regista italo-americano decide che ciò che gli interessa nel cinema è cercare l’animo umano, ovvero la parte eterica del nostro essere al mondo, contaminata – per sua storia personale – dalla visione cattolica di “anima” legata a debolezza, peccato, espiazione, redenzione, resurrezione. E’ quello che Scorsese cerca disperatamente nel suo cinema, capire come si fa, quali sono i passaggi che portano un essere umano dal fare bruto e violento (l’altra grande investigazione del suo fare cinema) a toccare Dio con la punta della mano. Come è possibile?

Di questo ci dice il suo ultimo film, con la fotografia che si fa tramite (immagine che non rappresenta, ma attraversa) e attori quasi allegorici che si interfacciano tra peccati e virtù. La storia come è noto è tratta da un  romanzo storico di Shusaku Endò (Chinmoku, 1966). Narra della persecuzione dei padri gesuiti in Giappone alla fine del XVI secolo e del tentativo, da parte di due giovani fedeli portoghesi (nel film, Andrew Garfield e Adam Driver) di ritrovare il loro padre spirituale, padre Ferreira (Liam Neeson), partito per quelle terre anni prima e poi scomparso.

Un film maturo, ispirato, caparbio, non perfetto, “Silence”. Ma la forma umana, nel cinema di Scorsese, comincia a vedersi chiaramente e sembra, sempre di più, un miracolo.

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