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LA LA LAND, di Damien Chazelle ★★★☆☆

 

Weekend cinema all’insegna di La La-land (che poi “La” starebbe per Los Angeles, ma anche per “pazzerello”). Il film del giovane genietto musicofilo Damien Chazelle arriva in Europa stracarico di premi (una montagna di Golden Globe e di Nominations agli Oscar, come nessun musical dell’èra contemporanea) e sicuramente farà magnifici incassi anche da noi, figuriamoci. Con il bisogno che abbiamo di alleggerirci un attimo gli animi, mi aspetto che lo vadano a vedere tutti gli italiani, dai 14 ai 90 anni.

Girato in cinemascope, con colori super virati e luce da costante tramonto, il film – come dichiara il titolo – è un atto d’amore a Los Angeles, patria del cinema e del buon jazz. E così, la nostra coppia – i collaudatissimi Ryan Gosling e Emma Stone – si dividono i ruoli: lui è un pianista jazz, lei un’aspirante attrice. Sono giovani, pieni di sogni e innamorati. Le cose tra loro due andranno come devono andare: diciamo a metà tra dolce e amaro. Ma non importa, in un musical quel che conta è l’armonia tra musica, ballo e narrazione.

“Lala Land” inizia sparandosi le cartucce migliori. Le prime due scene corali di ballo portano subito il livello a mille, seguite da un paio di coreografie a piccoli gruppi davvero belle. Dalla seconda metà il film a nostro avviso va scemando, i personaggi non sono più tanto sostenuti (soprattutto lei), la motivazione viene meno. Rimane vivo solo il magnifico riff musicale (il tema di Mia e Sebastian) composto da Justin Hurwitz, su cui praticamente si poggia tutto il film.

Sui social in queste ore il mondo dei cineamatori si spacca: chi lo ha amato, chi lo ha trovato scialbo. Ci sono buone motivazioni per entrambi i giudizi, anche se il nostro 60% pende per il secondo. Pro: ottime musiche, bei balletti, piani sequenza da musical classico, grande lavoro di preparazione, impeccabile dal punto di vista tecnico. Contro: sceneggiatura povera, interpreti bravi ma non adatti e con personaggi non memorabili, struttura ritmica in calando, finale loffio (ambiguo, cerchiobbotista. E’ tutto un sogno, fantasia o realtà. Un po’ qui un po’ là, un po’ cinema un po’ vita, tanto per non sbagliarsi). L’Oscar lo daremmo solo alle musiche, ma sicuramente ne prenderà di più. Bisogna dire che Gosling ci ha sorprese: riesce a fare tre espressioni invece dell’unica che gli conoscevamo.

Come folli amanti del musical non riteniamo questo “Lala Land” all’altezza né dei grandi titoli del passato e nemmeno dei più recenti “Moulin Rouge” o “Mamma mia”. Però ci si diverte. L’inizio è folgorante, il resto meno. Ma va bene così.

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