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Animali notturni, di Tom Ford ★★★☆☆  

 

 

Gli “Animali notturni” di Tom Ford è stato unanimemente acclamato dalla critica, nostrana, americana, internazionale. Lo stilista, debuttante al cinema con “A single man” (nel 2009), sa quello che fa. Nonostante la poca esperienza cinematografica, evidentemente attinge alla sua enorme conoscenza del mondo fashion per dirigere un film preciso come un capo di alta sartoria. Una giovane donna, condizionata dalla madre, lascerà il suo giovane marito. Questi, a distanza di venti anni, deciderà di vendicarsi in un modo molto perverso. E affascinante.

Non voglio dire oltre della trama, ma VENDETTA è decisamente il tema del film, e come gustarla è materia per una trama a doppia finzione. Una finzione che racconta un’altra finzione. Più ci si allontana dalla “possibile realtà” più la crudeltà del gioco è spinta, ma allo stesso tempo fa meno male allo spettatore. Quel che rimane è lo strazio di una donna che capisce di aver fatto una serie di scelte sbagliate.

Un gioco davvero affascinante, quello di Tom Ford e della sua rilettura del romanzo “Tony & Susan” di Austin Wright, ma anche pieno di distrazioni, giochetti autorali che rendono poco appassionante la pellicola. Come quell’incipit di donne “fuori norma” dal punto di vista del peso, che ballano vestite solo di pochi lustrini e che scopriremo essere “opere d’arte” della nostra magnifica protagonista, Amy Adams. Una introduzione così forte dovrebbe avere uno svolgimento che nel film non mi pare ci sia. Oppure, diciamo meglio, probabilmente quel balletto di grandi carni nude e seducenti ci introduce alla domanda su cosa sia reale e cosa no, cosa distorto e cosa normale, ma il regista usa un escamotage estetico così forte da annullare la questione e renderci semplicemente voyer incolpevoli.  E poi, come in “Single man”, case da rivista patinata, vestiti da sfilata, cattivi da cartolina illustrata, gelano il film, lo trasformano in un bel giocattolone in cui l’emozione continuamente si perde. Distratta dalla perfezione di un abito, di un volto, di un panorama.

Insomma, molto stile e poco calore. Rimane il fatto che il gioco è ben giocato e vale la visione.

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