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Inferno – di Ron Howard ★★★☆☆

 

Lo dichiaro subito, così mi potete sin dall’inizio classificare tra gli incapaci raggirati (come nota Nicola Lagioia): adoro Dan Brown e da italiana lo medaglierei a tutti i supremi onori: lui, Ron Howard, Tom Hanks e tutta la cricca che ha fatto sì che l’Italia diventasse per il mondo un immenso parco giochi culturale (pseudo, ipo, sub, come vi pare, ma…). Quindi, dopo essermi infinitamente goduta “Angeli e demoni” e “Il Codice da Vinci” aspettavo con la bava questo terzo capitolo, “Inferno”.

Ron Howard conosce il mestiere dell’intrattenimento di qualità meglio di chiunque altro. Quindi, sin dalle prime magiche scene ci infila in un frullatore di eventi, colpi di scena, fughe, sparatorie, uccisioni che nemmeno Jason Bourne. Come lui, anche il professor Langdon lo incontriamo smemorato, tanto che non si ricorda più chi sono i buoni e i cattivi. Argh, che ansia! Con in testa una ferita che mescola sangue finto a vera tintura (c’ha in testa un bel caschetto castano, nemmeno un pelo bianco, uhauu), inizia a correre dalla quinta inquadratura inseguito da una cattivissima carabiniera che in realtà scopriremo essere una sicaria del gruppo Consortium, che poi sarebbero i cattivi, ma non del tutto. C’è chi è peggio di loro, menomale che c’è l’Oms che cerca di salvare Langdon ma soprattutto ha bisogno che riprenda coscienza di sé e decifri velocemente la mappa che li dovrà portare….Ma nemmeno all’Oms sono tutti come sembrano. Ehhh, un bel casino.

Divertente, acchiappafiato, coloratissimo, italianissimo, “Inferno” ti fa arrostire fino all’ultimo nano-secondo. I pop corn sono finiti da un pezzo, non mi resta che attaccarmi spasmodicamente al braccio di mio figlio che abbandonerò solo a titoli di coda iniziati. E’ vero, il finale non rispetta il libro che ne aveva uno più bello, lungimirante e interessante. La produzione ha scelto la strada più breve del bianco e nero, tutti i buoni di là tutti i cattivi di qua. Si sa, Hollywood non ama le sfumature.

Il divertimento è comunque assicurato, il ritmo a palla, Hanks robottone irresistibile. Da cinquantenne avrei solo amato qualche bacetto in più.

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