Sei qui:  / Cinema / Culture / “El abrazo de la serpiente” ★★★★☆

“El abrazo de la serpiente” ★★★★☆

 

Ogni volta che torno a Roma dalle vacanze, anzi ancora prima di approdare sulla via Appia dove abito, sento qualcosa stringermi nella pancia, un rifiuto, un’avversità. Non si tratta di rigetto del tran tran, del lavoro, della fatica, l’addio al mare e alle spiagge assolate. No, la presenza che il mio corpo rifiuta è quella dei mattoni, dei palazzi, l’aria resa arsa e polverosa dall’eccesso di cemento, travertini, chiodi, alluminio, calce, vetro, plastica, colla, metallo. Il ritorno in città è il ritorno ad una gabbia senza aria, senza il verde delle foglie e il loro puro ossigeno, senza il rumore degli insetti, lo scorrere dell’acqua.

Di tutto questo parla “El abrazo de la serpiente”, degli elementi cui un tempo, in un luogo, la nostra esistenza era strettamente correlata. Per raccontare di ciò, il regista colombiano Ciro Guerra torna al cuore della Terra, lì dove i suoi figli la tradirono e uccisero. In due momenti storici, l’inizio del Novecento e gli anni Quaranta, due scienziati tedeschi – servendosi dello stesso sciamano indio – si addentrano nella foresta amazzonica alla ricerca della misteriosa yak runa, pianta magica che custodisce il sapere antico. Lungo il rio serpente, gli esploratori e la loro guida incontreranno la storia di distruzione e morte che stritolò l’intera regione e le sue culture indigene nell’arco di tre secoli: le comunità dei frati cappuccini giunti dalla Spagna, i colombiani sfruttatori del caucciù, gli orfanotrofi dei bambini indi costretti a pregare in latino a colpi di frustate, una comunità di folli che anche il grande spirito della foresta ha abbandonato alla pazzia.

“El abrazo de la serpiente”, fiction girata in un bianco e nero argentato, è stato il primo film nella storia del cinema colombiano ad essere nominato lo scorso anno all’Oscar. Per il regista Ciro Guerra un omaggio al lembo di terra che ama definire “La cappella Sistina della Colombia”, quell’Amazzonia che ancora oggi racchiude le origini, le storie e le tragedie di tutti i popoli dell’America latina, oltre  ai vividi segreti di quando gli umani erano capaci di ascoltare le voci della madre Terra e dei suoi spiriti.

Un film come non se ne vedono MAI in sala, fuori dagli schemi narrativi, commerciali, industriali, culturali, in cui tutti siamo immersi, volenti o meno. Una ragione assoluta per non perderne la visione in sala, prima che scompaia nelle cineteche di pochi.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE