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La foresta dei sogni – di Gus Van Sant ★★1/2☆☆

 

Che Arthur (Matthew McConaughey) si voglia suicidare è chiaro sin dalla prima inquadratura: un americano sgualcito che parte per Tokyo senza nemmeno un borsello a tracolla e il passo sbandato di chi ha perso la bussola. Mèta: la foresta giapponese che si estende ai piedi del monte Fuji e conosciuta come Jukai (“Il mare di alberi”). Ti apparirà il suo nome se su google stai cercando il miglior posto sulla terra per suicidarti. Il perché e percome Arthur voglia andare lì lo scoprirete una volta in sala.

La regia, leccata ma efficace, è di Gus Van Sant. La sceneggiatura, piena di scivoloni melensi, di Chris Sparling. La cosa migliore di questa “Foresta dei sogni” è la scoperta della reale foresta di Aokigahara, che sembra davvero un luogo fatato, decisamente una magnifica protagonista. Il resto è un alternarsi di suggestioni, alcune delicate, altre dozzinali. Un tentativo di occidentalizzare e banalizzare alcune delle grandi intuizioni della spiritualità orientale. McConaughey fa del suo meglio, il giapponese Ken Watanabe è bello e dice luoghi comuni in modo ispirato. Insomma, questa “Foresta dei sogni” non la butterei proprio via,  magari la riciclerei nella differenziata.

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