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“Fiore” – di Claudio Giovannesi    ★★★☆☆ 

 

A volte il cinema italiano meno visibile sussulta, e tutta la critica a sussultare con lui. Questa settimana tocca a “Fiore”, film realizzato a fatica e giunto a sorpresa alla Quinzaine di Cannes dove è stato molto applaudito. Gli attori sono sconosciuti (a parte Valerio Mastandrea), il regista Claudio Giovannesi – esordiente nel 2009 con un bel film generazionale (“La casa sulle nuvole”) – è oggi più noto per “Alì dagli occhi azzurri” e la seconda serie tv di “Gomorra”. La fotografia di Daniele Ciprì fa gran parte del film. Non so se “Fiore” valga il sussulto di cui sopra. A noi è parso un film non nuovo ma ben fatto. Segue (con camera a mano e piani sequenza) le vicende amorose della minorenne Daphne nel carcere minorile di Roma.

“Fiore” non è un film urgente, non nasce da necessità ma da studiata intenzione di seguire un personaggio. Un film che si prende il suo tempo – troppo, a volte – per trovare la chiave di lettura della disillusione, del disamore, dell’abbandono, di questa ragazzina già abituata a vivere senza speranze . Giovannesi la accarezza con l’obbiettivo, restando discosto quel mezzo metro dalle sue spalle che ci permette di seguirla senza invaderla. Un punto di osservazione interessante. Non siamo lei, ma siamo abbastanza vicini da percepire quando l’amore sembra farsi strada tra le macerie e riportare in vita un’anima in coma. Ci sono strane sbavature nel film, come quel terribile inserto musicale di “Sally” (ma quel padre ascolta un Vasco così raffinato? Dai….) o il lungomare di Ardea, immagini strausate di desolazione urbana. Ci sono passaggi ovvi, banali, nel film di Giovannesi , ma anche momenti preziosi, realisticamente intimi. Quindi, niente sussulti per me, ma una buona dose di attenzione sì.

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