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La comune, di Thomas Vinterberg ★☆☆☆☆

 

Dopo l’esordio di “Festen”, dal fascinoso danese Thomas Vinterberg ci aspettavamo chissà cosa. Ne è invece seguito un mediocre “Sospetto” e un altrettanto dimenticabile “Via dalla pazza folla”. La sua “Comune” anni Settanta arriva in sala in Italia dopo il festival di Berlino per ricordarci qualcosa che ci è rimasto comunque nel cuore.

In una Danimarca sempre piuttosto plumbea, un lui professore di architettura eredita una enorme casa senza piangere una lacrima per lo scomparso. La moglie, nota giornalista, lo convince a non vendere e anzi a trasferirsi nel maniero assieme a un gruppo di amici: perché no? Si annoiano, provare qualcosa di nuovo non può che fare del bene a tutti. Ed ecco “La comune”, film in cui non succede assolutamente nulla né dal punto narrativo né da quello cinematografico, ma che ci smuove il cuore. Perché una volta, almeno, ci si provava. Questo afflato sentimentali stico è probabilmente quello che ha smosso anche il regista a ritornare tra le sue memorie di bambino, cresciuto appunto in mezzo a un collettivo di persone che aveva deciso di tentare l’avventura comunarda. Peccato per i nostri e i suoi bei ricordi, ma l’unica cosa che colpisce del film è il piattume.

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