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A Bigger Splash, Luca Guadagnino ★★★1/2☆☆

 

Più che una recensione, vorrei scrivere dei motivi che mi rendono ostica la visione di “A Bigger Splash” di Luca Guadagnino, film voluto dalla produttrice francese Studiocanal, in cerca di buoni remake. La produzione francese ci teneva dunque a riproporre il bellissimo noir di fine anni ’60 “La piscina”, firmato da Jacques Deraix, film di alta sensualità con i magnifici Alain Delon e Romy Schneider. Ma Guadagnino già dal titolo sembra privilegiare il paesaggio all’intrigo passionale, con questo titolo-omaggio a David Hockney e ad uno dei suoi dipinti più famosi. Il regista italo-algerino infatti innesta nell’antica terra di Pantelleria una doppia coppia di americani ricchi, famosi, magri, belli, arrapati e arrapanti. Vivono in alto, sulla collina, perfetti e incontaminati. Il connubio è gelido: l’isola li guarda, sopporta, sopravvive. Gli americani la calpestano quasi senza poggiare i piedi, senza occhi per i suoi abitanti, i migranti, le assolute bellezze.

Il pubblico italiano (di cui faccio parte) si immedesima con facilità. Ma in questo caso la vicinanza è impossibile, diciamo assolutamente respingente. Quegli americani, a noi, non ci vogliono, ci schifano. Sono come ufo caduti sulla nostra terra senza chiedere permesso.

Pantelleria allora diventa cartolina da inviare agli amici del collège e la musica dei Rolling Stone (di cui Harry-Ralph Fiennes è stato produttore) violenta l’aria investita dai vènti africani. Le scopate tra la rockstar Marianne (Tilda Swinton) e il suo giovane compagno Paul (Matthias Schoenaerts) sulla terrazza con piscina (in lontananza la Tunisia) sono oscenità al cospetto del sofferente Mediterraneo, mentre le labbra tumide di Penelope-Dakota Johnson (qui forse-figlia di Harry) sai da subito che faranno molto male a qualcuno.

Il bello è che tutta questa ostilità (tra me e loro, tra noi e loro) diventa un film esteta e accattivante, assolutamente anomalo nel panorama italiano che mal digerisce i cognomi che non rispettano le regole di casa. E’ così, siamo provinciali, ma non per questo non riconosciamo la bravura, il buon gioco, il mestiere. Saremmo, in realtà, rimaste completamente catturate da “A Bigger Splash” se non fosse stato per quell’assurdo finale in cui dalla tragedia si passa alla farsa per mano di un Corrado Guzzanti-carabiniere che invece di procedere come dovrebbe, si spertica in un servile inchino alla maestà loro, degli americani. E, se non dovesse essere chiaro il gioco, lo chiarisce il “Falstaff” dei titoli di coda (“Tutto nel mondo è burla”).

Un finale eccessivamente repentino, che chiude in modo banale e tronfio un delicato gioco di rimandi. E uno sguardo sprezzante all’Italia che ferisce, anche cinematograficamente.

“A Bigger Splash” rimane comunque un film raffinato, con momenti sublimi regalati da attori, dalla colonna sonora e dalla grande fotografia di Yorik Le Saux (“Io sono l’amore”, “Carlos”). Guadagnino può essere un po’ indigesto, ma per le mani ha un bel mestiere.

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