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“Gli ultimi saranno ultimi”, di M. Bruno ★★1/2☆☆

 

Un testo che ha quasi dieci anni, scritto per il teatro e perché lo indossasse lei, Paola Cortellesi, da sola sul palco. Ora questa storia di una giovane donna della provincia romana, una Luciana figlia di Marione che vuole una vita piccola e normale, diventa film. Per mano di Massimiliano Bruno, regista e sceneggiatore che di cinema popolare se ne intende abbastanza.

Il risultato è una dramedy (dramma e tragedia) di medio livello, dal passo un po’ scontato ma nemmeno tanto. Nel senso che per ragionare sul cinema italiano che arriva nella grande distribuzione bisogna fare i conti con quello che c’è, che non è esaltante. In questo quadro, “Gli ultimi saranno ultimi” fa la sua buona figura, intrattiene, piace, commuove, fa persino ripensare a qualche generale senso dell’esistenza.

A guardarlo però senza sconti, bisogna dire che il film ha un problema proprio nel suo punto di forza: Paola Cortellesi. Una donna di spettacolo incredibilmente poliedrica, con una “canna” (come si dice a Roma, per intendere la potenza vocale) pazzesca e un gran senso del comico. Peccato che la sua lunga esperienza sul palco, in radio e nel doppiaggio le abbia creato sul viso una maschera che difficilmente le si leva quando c’è invece bisogno di “veridicità”. La maschera di Cortellesi rimane lì e rende tutto molto poco credibile. Lo avevamo notato sin dai tempi di “Tu la conosci Claudia” con Aldo, Giovanni e Giacomo: questa donna così dotata ha dei limiti forti di cui dovrebbe tenere maggior conto. A nostro avviso, ovviamente. Sta di fatto che la sua Luciana, in questo film, è la cosa meno credibile. Il resto, invece, scorre senza troppi scossoni, grazie soprattutto al contributo dei ruoli minori, come quelli dei magnifici Fabrizio Bentivoglio, Ilaria Spada, Maria Di Biase, Irma Carolina Di Monte. Il film lo fanno soprattutto loro. A Massimiliano Bruno riconosciamo la capacità di trattare bene la materia “provincia”, altro elemento che sostiene la pellicola.

Insomma, “Gli ultimi saranno ultimi” si può vedere e anche sostenere, per una certa onestà che controbilancia facilonerie di scrittura e problemi della protagonista.

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