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Dobbiamo parlare, di Sergio Rubini ★★☆☆☆

 

Coppie scoppiate sotto il cupolone.  Qualcuno l’ha giustamente accostata al quartetto di “Carnage” di Roman Polanski, questa doppia coppia portata sullo schermo dal regista-attore Sergio Rubini. Tutto in un appartamento, tutto in una notte. Da una parte Vanni e Linda (Sergio Rubini, Isabella Ragonese), lui scrittore di media fama, lei suo ghostwriter di 10 anni più giovane, coppia ad alta aspirazione intellettuale; dall’altra, Costanza e Alfredo (Maria Pia Calzone e Fabrizio Bentivoglio) lei dermatologa, lui cardiochirurgo, volgarità da generone romano impaccato di soldi. Corna, bugie e vecchi risentimenti, ed eccole là le due coppie scoppiettare nell’attico romano come pop corn.

Il gioco è tutto affidato alla scrittura e alla recitazione, e in entrambi Rubini scivola. Per amor di pubblico o per cattivo orecchio, le battute fulminanti delle due coppie sono infatti spesso banali (zoccola, zoccola, zoccola…..), e la recitazione….Nonostante Rubini a i suoi colleghi abbiano provato la scena per diversi giorni in teatro davanti al pubblico, per rodare l’atmosfera, la catarsi non si raggiunge mai. I personaggi dovrebbero saltare in aria davanti ai nostri occhi e invece la recitazione è sempre trattenuta, gli scoppi d’ira arrivano in falsetto, il veleno non scorre e nemmeno il sangue. L’unico a dare davvero tutto se stesso è Fabrizio Bentivoglio, che si lancia in un salto mortale – lui persona raffinata dalla cadenza milanese – per rendere questo romanaccio volgare e ironico, attaccato ai soldi e immolato alla professione (ne conosciamo uno identico…e siamo sicure che lo conoscono anche loro). Il romanaccio non è centoxcento ma viva la faccia, adoriamo lo sforzo. Gli altri, comprese le magnifiche Ragonese e Calzone, non arrivano dove potrebbero arrivare. Chiaro segno che l’errore sta nel manico, ovvero nel regista che ha sbagliato accordatura. Comunque, alla fine “Dobbiamo parlare” rimane un film piccolo ma non proprio da cestinare. In teatro potrebbe addirittura crescere un altro po’. Al cinema, ormai….

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