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“Non essere cattivo”, di C. Caligari   ★★★★☆

 

Cos’è che fa di un’inquadratura qualcosa di riconoscibile? Perché se vedo un frame di “Accattone” so che è di Pasolini, un istante di “Orizzonti di gloria” ed è Kubrick, una battuta ascoltata di spalle di “Sabrina” ed è Wilder? Vale per pochi registi, questa capacità di mettere la firma su ogni singolo millimetro del loro lavoro.

Vale per Claudio Caligari, anche se ha fatto tre film. Dopo “Amore tossico” c’era un pezzo di cinema italiano che era suo e basta, di nessun altro. Aveva occupato un posto, a fianco di Pasolini, e lì è rimasto. Quindi è un miracolo riaprire gli occhi e vedere “Non essere cattivo”, perché per due ore il sapore denso di quel cinema da Idroscalo torna ad invaderti il palato.

Lasciamo stare la storia, roba di tossici e di tragedie da ultimi. Di quelli che hanno sbagliato la porta d’ingresso della vita e sono finiti direttamente nello scantinato. Non c’è un perché o un percome, e se c’è non mi interessa (tra le poche cose discutibili del film, i “perché” in sceneggiatura). Mi interessa spiare lo sguardo di Claudio Caligari, la sua pelle, il travestimento con cui si è camuffato per entrare nelle narici di questi strafattoni, nel loro buio assoluto che si espande polveroso in un panorama fatto di scarti. Mi piace la storia d’amore tra Cesare e Vittorio, il fatto che in certe vite da soli non ci si salva mai, il loro rotolare per terra come amanti e darsi schiaffi e pugni come baci, mi piace che pur di amare qualcuno decidano di andare all’inferno insieme.

Rispetto alla crudezza assoluta di “Amore tossico”, qui Caligari a tratti si ammorbidisce, cede a qualche ricatto del pubblico. Gli attori (magnifici, anche se costretti a giocare sul bilico – impossibile per un attore – della “verità”) fanno più di quanto sia normalmente possibile su un set.Si vede che sono stati amati e protetti e loro – Luca Marinelli, Alessandro Borghi – hanno dato tutto. (Le protagoniste femminili sono brave, ma non hanno ricevuto pari attenzione).

Dunque: se volete assaggiare cinema vero, invischiarvi del suo odore metallico, uscire dal cinema e, se siete a Roma, sentirvi parte di un immenso oscuro set, questa settimana non ce n’è per nessun altro. Correte a vedere “Non essere cattivo”, tutto il resto può attendere.

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