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“The Green Prince”, by Nadav Schirman ★★★★☆

 

Il figlio di un palestinese numero due di Hamas (Movimento di resistenza palestinese) e un agente reclutatore dello Shin Bet (servizi segreti israeliani). La vicenda di due uomini che si guardano occhi negli occhi da fronti opposti e che, da nemici giurati, diventano alleati e poi grandi amici. E’ la storia più vera del vero di “The Green Prince” il film doc tedesco firmato dall’israeliano Nadav Schirman, basato sul libro autobiografico di Mosab Hassan Yousef “The Son of Hamas” (“Il figlio di Hamas”, ed. Gremese). Co-prodotto dalla Red Box del due volte premio Oscar Simon Chinn (“Man on Wire”, “Searching for Sugar Man”), premio del pubblico al Sundance e distribuito in Europa dalla valorosa Wanted, è appena apparso nelle sale italiane questo incredibile documento politico e umano delle vicende medio orientali, su cui offre prospettive assolutamente inedite.

Conscio della lezione di Billy Wilder – acchiappa lo spettatore sin dall’inizio e tienilo per le palle fino alla fine – Schirman costruisce il suo “Green Prince” come uno spy thriller, con i due nemici che si fronteggiano testa a testa (guardando dritti in macchina, come se si stessero confidando proprio con noi e dovessimo quindi essere proprio noi a credergli o meno) dall’inizio alla fine, passando dall’odio al rispetto, all’amore profondo per “l’altro” di cui hai finito per riconoscere il sacrificio profondo nel tentativo di fare la cosa giusta.

La visione di “The Green Prince” mi ha aperto le finestre sul mondo di Mosab Hassan Yousef, un giovane uomo che – almeno sulla carta – deve aver attraversato diversi inferni prima di diventare quello che è oggi. Un testimone prezioso del mondo islamico, un ponte unico verso l’altra parte della cortina.

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