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N-capace, di E. Danco ★★★1/2☆

 

Non sono un’amante del teatro e capisco pochissimo d’arte. Ma Eleonora Danco (autrice di teatro, ma anche attrice, scrittrice, performer) mi ha dato il senso di come materia, paesaggio ed esperienza umana (nel senso di passato, presente, idea di futuro) possano combinarsi e raccontare/rappresentare insieme.
“N-capace” è una bellissima esperienza, illuminante, in questo senso. Né documentario né fiction, sembra più un cinema di installazioni – umane, paesaggistiche, di cibi e oggetti – capaci di combinare il passato e il presente di un paese, il nostro, ai cui margini si trova molto ancora da gustare e da ascoltare. Ci si mette anche lei, Eleonora, in questi margini, nella doppia veste di bambina nostalgica di un’infanzia vissuta in riva al mare di Terracina e adulta romana che ancora non ha capito bene perché dovrebbe alzarsi dal letto e “fare qualcosa di buono”. Ma che c’è di meglio che stare a letto a mangiare Gentilini? E’ una domanda che, a un certo punto, ci facciamo tutte. Sì, perché ha tanto anche di femminile, “N-capace”(la “n” sta sia per “in” che per la variabile matematica), non solo nel tocco. Ma anche in questo passato di anziane menate e violentate ogni pomeriggio e di ragazzette ignoranti che “se ne prendono troppi poi nun se le sposa nessuno”. “N-capace” ricorda un po’ Moretti, un po’ Pasolini, un po’ De Chirico. Ma inventa anche, e parecchio. E’ nuovo, è creativo e non va assolutamente perso.

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