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“Whiplash” –  di Damien Chazelle  ★★★★★

 

Andrew sogna di diventare il numero uno del jazz, il nuovo Charlie Parker della batteria. Studia al conservatorio di Manhattan, è al primo anno. Un pivello molto determinato, intercettato durante un a-solo dall’insegnante numero uno della scuola, il più sadico e cazzuto. Più che un film musicale, un thriller sull’esercizio del potere, scontro fisico tra due volontà d’acciaio,. La visione inchioda alla sedia e torce le budella.

Il giovane regista Damien Chazelle (all’opera seconda, vincitrice al Sundance) si ispira alla sua biografia di batterista, a cui aveva dedicato già un corto. Chazelle sa quello che vuole: la sua regia non è ispirata, né metaforica, al contrario molto fisica, fatta di materia vibrante controllata da un montaggio che vale un Oscar. Le magnifiche interpretazioni di Miles Teller e J. K. Simmons aggiungono perfezione al film, giustamente in lizza per gli Academy Awards.

A nostro avviso, per coerenza interna e potenza, “Whiplash” (titolo di uno standard jazz) è al primo posto per la categoria di miglior film (al montaggio, il riconoscimento è d’obbligo). Ai cultori del cinema musicale il film non è particolarmente piaciuto perché dà un’immagine distorta e imprecisa del settore. Probabilmente è vero, ma ogni film ha una sua personale filologia. “Whiplash” parla di potere, di abuso di potere e di umiliazione. Un “Full Metal Jacket” del jazz. Imperdibile.

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