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“Ogni maledetto Natale”, di Vendruscolo-Ciarrapico-Torre  ★★★☆☆

 

di Roberta Ronconi

Il Natale è una festa mostruosa, in cui i parenti sono costretti a ritrovarsi e a far finta di volersi bene, pure quando la verità è tutt’altra. Nipote (a 23 anni di distanza, passate quindi un paio di generazioni), del grande “Parenti Serpenti” di Mario Monicelli, torna finalmente sotto le feste un film che dissacra la cena del Panettone.

“Ogni maledetto Natale” parte con passo amoroso. Due giovani (Cattelan e Mastronardi) si conosco per caso a pochi giorni dalla vigilia. Decidono quindi di non separarsi per le feste e di passare insieme la serata a casa dei parenti di lei, nella profonda Tuscia. Intorno al focheraccio, una masnada di bifolchi affezionati ai riti ancestrali della riffa ( si vince “la bestia”, ovvero un tablet), della caccia notturna al cinghiale e del complicatissimo gioco di carte della “spurchia”. Per il pranzo del 25 invece, i nostri due innamorati vengono catapultati attorno alla tavola della famiglia di lui, i Marinelli Lops, industriali miliardari serviti da un esercito di filippini. Due famiglie mostruose (stessi gli attori, che migrano da una casa all’altra), con al centro i cuori sanguinanti dei nostri Giulietta e Romeo.

Figlio del trio Vendruscolo-Ciarrapico-Torre (gli stessi della serie e del film “Boris”), “Ogni maledetto Natale” mette insieme un cast da anti-cinepanettone, per quanto gli autori rinneghino la definizione. Valerio Mastandrea, Francesco Pannofino, Corrado e Caterina Guzzanti, Marco Giallini, Stefano Fresi e una magnifica Laura Morante (la più brava), danno vita a due presepi davvero imperdibili. Medio-alto il livello comico, ricca tensione narrativa, grande fotografia e buon montaggio. Gli attori giocano tutti in casa, ma con una certa misura. Davvero una signora commedia, che non sbraca nella battuta facile – almeno non sempre – ma gioca di fino pure puntando alla risata di pancia. Ci riesce in pieno. E lo dimostra il fatto che, da giovedì, parlare di “Tuscia” fa già ridere di suo, così come tutti vogliono imparare a giocare alla “spurchia e filetto”. Finalmente qualcuno che ci ricorda che gli italiani sanno far ridere anche senza scoreggiare.

A mio avviso, il trio di “Boris” avrebbe potuto fare anche di meglio, ma forse ha deciso di scrivere con il freno a mano tirato per raggiungere un pubblico più ampio di quello “a rota” della loro serie. E i commenti, anche molto cattivi, sul web dimostrano che hanno avuto ragione. Evidentemente l’Italia non ride all’unisono. Pazienza, possiamo tranquillamente dividerci, a Natale. Noi andiamo a ridere da una parte e voi da quell’altra. Ci si rivede dopo la Befana.

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