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Mommy, di X. Dolan     ★★★☆☆

 

di Roberta Ronconi

Ha venticinque anni ed è al suo quinto film. Con questo suo ultimo, “Mommy”, ha raggiunto quasi l’apice del successo, con il Premio della giuria a Cannes. E’ stato paragonato, per giovinezza e forza creatrice, a Orson Welles. Xavier Dolan è dichiaratamente gay e il suo cinema ne porta segni profondi e illuminati. Intanto, i conti aperti con la madre, che il giovane autore aveva già massacrato nel suo primo “J’ai tue ma mère” (“Ho ucciso mia madre”). E poi una visione pazzamente spregiudicata del sesso, delle relazioni, delle parentele, della violenza, dell’amore.

Sua madre, in “Mommy” (una strepitosa Anne Dorval) è una sganasciata e fumogena 45enne. Diane mette tutta la sua forza ed energia per sostenere l’insostenibile: senza soldi, un marito morto, niente amici, un figlio disadattato che l’istituto correzionale non vuole più. Se lo deve riprendere e tenere, a casa, da sola. Ma ognuno di noi ha un angelo custode, e lei lo trova in una vicina infelice e balbuziente che riuscirà ad entrare nel cuore del ragazzo. Il rapporto fra i tre, le loro cadute e resurrezioni combinate e non, sono la trama del film.

Chissà perché, il distributore italiano Good Films (si tratta del primo film di Dolan ad arrivare nelle sale italiane) cerca di pubblicizzarlo come fosse una commedia romantica. Beh, non lo è. E’ un cazzotto sul petto, ammazza il fiato, “Mommy”, e non te lo restituisce nemmeno a visione finita.

E’ un film incompleto e anche imperfetto. La narrazione non rispetta le regole, come se il regista avesse troppe altre urgenze per seguire regole. Il percorso emotivo giunge allo spettatore a ondate irregolari, attraverso un’inquadratura talmente stretta che non sembrano nemmeno entrarci tutte e due gli occhi di chi guarda. Poche regole, dunque, altissimo tasso emotivo, forza esplosiva di sensibilità. Come entrare nella testa impazzita di quel giovane sedicenne (Antoine-Olivier Pilon, mamma mia!) che ama troppo sua madre per non tentare di distruggerla e distruggersi.

Più che un film, un’esperienza. A cui è meglio andare preparati.

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