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“Song’e Napule”, dei Manetti bros ★★★★★

 

di Roberta Ronconi

Napoli, camorra e neomelodici. Tutto il meglio del luogo comune napoletano in chiave meta-pop, per un film nato in sordina e ora in fase di incoronamento nazionale. Ogni tanto San Gennaro fa il cine-miracolo.
La storia è semplice, ma ben congegnata.
Paco (Alessandro Roja) sembra un napoletano per sbaglio. Diplomato al conservatorio, single con la passione per la differenziata e i semafori rossi, è costretto a chiedere una raccomandazione (anzi, è la mamma a chiederla per lui) per trovare un posto in polizia. Lo ottiene, grazie all’incazzosa reverenzialità del questore Vitali (Carlo Buccirosso) per l’assessore raccomandante, e viene dimenticato a fare la guardia in un magazzino di refurtiva sotto sequestro. Fino al giorno in cui il commissario Cammarota (Paolo Sassanelli) non scopre le doti musicali di Paco e non decide di usarlo come infiltrato, tastierista del complesso neomelodico guidato da Lollo Love (Giampaolo Morelli), al matrimonio dell’ imprendibile camorrista conosciuto come O’Fantasma.
Su una base da poliziottesco anni 70, innestato di commedia e musicarello, i fratelli Manetti fanno propria una storia ideata da Giampaolo Morelli, che stravolge completamente i luoghi comuni napoletani. In particolare il fenomeno neo-melodico, normalmente associato alla malavita, che qui invece diventa la chiave di svelamento di un’altra Napoli, tutta cuore amicizia e amore.
Senza grande disponibilità di mezzi (produzione Devon cinematografica e Rai cinema. Microcinema distribuzione), i Manetti bros (Marco e Antonio) danno il meglio di se stessi, portando a compimento un lungo percorso di ricerca di genere (dal bellissimo “Torino boys”, ai thriller “Piano 17” e “Paura 3D”). Strabiliante la ricerca musicale – dalle “canzoncine” melodiche dietro cui si celano testi e arrangiamenti di Pivio e Aldo De Scalzi (Avion Travel), alla colonna dei titoli di coda (“Song’e Napule”) – un viaggio nei suoni partenopei di ieri e di oggi che mette voglia di comprarsi il cd e spararselo in macchina.
Il film, partito in sordina nonostante il successo al Festival del cinema di Roma dello scorso anno, ora vede aumentare sale e spettatori. Tutto merito del passaparola tra un pubblico entusiasta. E con piena ragione. “Song’e Napule” è un gioiello, un esempio perfetto del cinema italiano che ci dà gusto vedere. Non una, ma almeno due volte. Più acquisto del cd.
Ps: Lollo, ti amooooo!

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