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The Wolf of Wall Street, di M. Scorsese ★★☆☆☆

 

di Roberta Ronconi –

Seconda metà degli anni Ottanta, Jordan Belfort (Leonardo Di Caprio) sbarca a Wall Street dalla provincia perché vuole fare i soldi, tanti. Fa appena in tempo ad entrare nel folle mondo del brokeraggio che viene licenziato durante il famoso lunedì nero di Wall Street. Ma, come ogni bravo americano, non si arrende e, sostenuto dalla moglie, ricomincia da zero, da una specie di bassofondo della finanza dove un gruppetto di macilenti venditori spaccia titoli di aziende fasulle. Jordan Belfort però ha il fegato e la testa per trasformare quella topaia nel nuovo regno della grassa finanza.

Giocato tutto sull’eccesso – droghe, sesso, soldi – l’ultimo film di Scorsese (prodotto assieme a Leonardo Di Caprio) non punta tanto sui testi o i dialoghi – le parole volano e si bruciano come i bigliettoni verdi – né sulle location, estremamente limitate per un film di Scorsese. Il gioco è più da Good Fellas, un pugno di svitati che si alleano per raggiungere il comune obbiettivo: una assoluta, inaudita ricchezza.

Girato in anamorfico, lo schermo di Scorsese è costantemente pieno, la scena è in continuo ubriacante movimento, il vizio tracima dallo schermo e l’animalità della sete di soldi colora di commedia ubriaca questo affresco del delirio.

Non c’è dubbio, ci troviamo di fronte a un autentico Scorsese. Ma l’impressione è che sia lui che il suo attore feticcio ci siano andati di mano pesante, incapaci di contenere la sceneggiatura (tratta dal libro autobiografico di Jordan Belfort) e il suo ritmo, loro stessi ubriachi evidentemente del gioco che andavano filmando. Ecco, “The Wolf of Wall Street” sembra un film strafatto, che finisce e riprende in continuazione, che racconta sempre più o meno la stessa trama (di circa un’ora, quindi la ripete tre volte per tre ore), che ci riempie in modo stomachevole dell’immagine di un’America in preda a un’orgia di potere e perdizione. Il che va anche bene, ma detto una volta e capito, basta.

Di Caprio, dopo il Golden Globe, si beccherà anche l’Oscar, quasi meritato. Per il resto, la stampa internazionale all’unisono ha accolto “The Wolf of Wall Street” come un vero capolavoro. Noi usciamo dal coro. Non se ne accorgerà nessuno. Ma voi che ora state leggendo poi non potrete dire che non ve l’avevamo detto.

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