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“Venere in pelliccia” – di R. Polanski ★★★☆☆

 

di Roberta Ronconi – 

Il rapporto dello spettatore cinematografico con Roman Polanski non è semplice. C’è chi ne ha amato l’ironia sin dai debutti di “Per favore non mordermi sul collo”, chi lo ha riscoperto solo con “L’inquilino del terzo piano”, chi è rimasto deluso dalla claustrofobia di “Carnage”. Questa “Venere in pelliccia” (tratto dalla pièce teatrale di David Ives, a sua volta ovviamente ispirata al romanzo di Sacher-Masoch) è un Polanski puro, claustrofobico ma non teatrale, masochista senza essere morboso e assai più divertente di quanto le immagini pubblicitarie possano far pensare.La scena si svolge tutta su uno stage teatrale, dove la carnosa Wanda (Emmanuelle Seigner che torna a lavorare con il marito) fa un’audizione per la parte della Venere del titolo. Davanti a lei, in un continuo gioco delle parti, il regista (Mathieu Amalric), prima dubbioso sulle doti della procace attricetta, poi sempre più coinvolto nel suo gioco di donna-padrona.
Si sorride spesso, non ci si annoia, la regia è mobile nonostante sia tutto girato con una sola macchina, gli interpreti sono grandiosi e la dea donna ne esce decisamente vittoriosa. Da vedere, lasciando a casa ogni pruderia.

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