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“The Spirit of ‘45” di Ken Loach ★★☆☆☆

 

di Roberta Ronconi – Prima della Seconda guerra mondiale, l’Inghilterra era un paese con le pezze sul sedere. Gli anni della depressione economica lo avevano ridotto, all’inizio dei ’30, tra i più poveri paesi dell’Occidente, con un tasso elevatissimo di disoccupazione. Miseria, fame e malattie decimavano persino le grandi città, a Londra gli “slums” (i quartieri degli operai e dei minatori) erano simili alle attuali favelas latinoamericane e forse peggio. La vittoria della Seconda guerra mondiale fu un risultato che cambiò il corso del suo destino. Non solo perché l’Inghilterra di Winston Churchill potè banchettare al tavolo dei vincitori, ma soprattutto perché la percezione generale fu che, se uniti si poteva vincere una guerra contro la macchina di morte nazista, allora uniti si poteva fare tutto. Anche costruire un paese migliore. La vittoria del Labour Party si basò su questa emozione collettiva e il processo di nazionalizzazione della sanità, delle ferrovie, della scuola, dei trasporti fece di quel paese uno dei più avanzati e al tempo stesso con il miglior welfare (stato sociale) dell’Occidente. Almeno fino all’avvento della Thatcher (1979), quando la storia britannica ebbe di nuovo una virata e iniziò il periodo delle privatizzazioni.

Ken Loach lo conosciamo, è un uomo fieramente di parte. Il suo documentario “The Spirit of ‘45” è un’esaltazione di ciò che fu e di ciò che il thatcherismo distrusse. Per uno spettatore italiano, un documento inizialmente interessante poi eccessivamente didascalico, quasi pedante. Loach viene dalla scuola documentaristica della Bbc, la migliore del mondo, ma in questo caso ne sfrutta solo l’aura più che l’incisività. I documenti storici sono belli (un pezzo rarissimo il Winston Churchill fischiato dai lavoratori), ma assemblati nella maniera meno fantasiosa possibile, continuamente intervallati da testimonianze a mezzo busto di testimoni dell’epoca. Insomma pesante, pedante e poco sfaccettato.

La cosa però che a noi ha suscitato maggior interesse è stato, non tanto il paragone con l’Inghilterra rampante degli anni ’80, quanto la sensazione di vivere oggi qualcosa di molto simile ad allora. Guardando “The Spirit of ‘45” abbiamo percepito chiaramente come oggi, ora, anno 2013, l’Europa e forse il mondo, stia vivendo una depressione economica molto simile a quella di 80 anni fa e che l’aria di guerra che si respirava allora, la respiriamo anche noi oggi. L’unica cosa che ci potrebbe salvare è, come allora, l’unione delle forze e l’azzardo di cambiare tutto, radicalmente. Anche se i politici in coro ti dicono che è una follia, che si rischia solo di cadere in un baratro senza fondo. Lo dicevano allora, lo ripetono oggi.

Il doc di Loach per noi italiani, o comunque non-britannici, è davvero a prova – dura – di visione. Ma in Inghilterra, dopo un primo passaggio televisivo, è andato nelle piccole sale cinematografiche di tutto il paese e ha permesso a molti inglesi di rifare qualche conto con la propria storia, soprattutto quella presente. Un brutto documentario con dei buoni risultati.

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