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“Mi rifaccio vivo” di S. Rubini ★★★★☆

 

di Roberta Ronconi
Con un po’ di presunzione voglio ufficialmente prendere le distanze dalla critica cinematografica del mio paese, con la quale evidentemente non ho affinità alcuna. Della commedia di Sergio Rubini “Mi rifaccio vivo” avevo infatti letto tutte recensioni piuttosto tiepide e, sebbene cerchi di non farmi condizionare prima di entrare in sala, comunque – sai com’è – una commedia italiana è già materia delicata e foriera di terribili frustrazioni… Sono quindi entrata in sala in punta di piedi, recitando qualche om propiziatorio. E allora, che gusto sentirsi ridere a sorpresa! Sghignazzare da sola in terza fila, mentre in quarta ti fa eco un altro solitario che si vergogna dei suoni della sua gola, ma si lascia andare trascinato dai miei. Bravo Rubini (e pure Cavalluzzi e Marino) che hai saputo scrivere una storiella in punta di penna, leggera ma sagace, piena di spunti deliziosi, rotonda, morbida, non volgare, non slabbrata (a parte la morale finale, un po’ forzata mi è apparsa…), dove gli attori sono naturalmente chiamati a dare il loro meglio (la rigida Buy bisogna dire che, proprio perché tale, nella commedia funziona). Spumeggiante l’invenzione dell’aldilà in ciavattine da spa, colpisce al cuore dei ricordi più cari la figura del barbone-angelo-Rubini. C’è qualche lentezza di troppo, un tempo morto qua e là (del resto….), ma stiamo parlando di un prodotto infinitamente al di sopra di ciò che normalmente lo humour casalingo ci offre in sala. Cominciavo a pensare di essere rimasta sola a ridere nella stanza della commedia raffinata….E invece, che Marx ti benedica, Rubini, ci sei anche tu.

Ps: La trama non ve la racconto…perché dovete alzare le chiappe e andare in sala senza ulteriori indicazioni. Oggi, adesso!

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