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“Nella casa”, di F. Ozon ★★☆☆☆

 

di Roberta Ronconi
Umpfffff….Che si può dire di un film che non fa del male a niente e nessuno? Che non provoca stizza né gioia, che a tratti solleva e poi riammoscia, che ci prova e poi smette pure di provarci….Il film di Francois Ozon, regista francese eclettico (ha fatto film noiosi e altri graziosi. Non mi risultano capolavori) ma sempre troppo cerebrale, è un film piatto. Vorrebbe sposare materia letteraria e cinematografica per trascenderle poi entrambe nell’immagine, ma l’amalgama non riesce. Le due spinte restano assolutamente separate e l’esperienza cinematografica bascula tra una pagina letta e una ripresa. Il “cinema” è tutto affidato alle capacità degli attori nel rendere vitali i propri personaggi. Ma, mancando l’autore, ciascuno di essi è costretto a diventare caricatura di se stesso. Il professor Germain (Fabrice Luchini) da maieuta si fa maniaco, la moglie Jeanne (Kristin Scott Thomas) si carica dell’intera parodia alleniana, il ragazzino Claude (Ernst Umhauer) è l’unico ad avere un qualche guizzo vitale, ma non ne fa grande uso.

Che dire…a noi questo tipo di cinema annoia. Il gioco ci risulta forzato, stanco e soprattutto banale. Ci fa lo stesso effetto di un microfono in campo durante un bacio appassionato. Una volta scoperta la quinta di legno, il gioco è finito.

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