Educazione siberiana ★☆☆☆☆

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di Roberta Ronconi
Che bello, pensavamo, Salvatores che va a giocare con i miti della lontana Siberia! Che voglia di vederlo combattere con quella oscura lontana cultura, a noi così cara. 
Sono talmente affezionata a Gabriele Salvatores e al suo cinema (non l’ho amato tutto. Ma mi è comunque familiare, vicino) che non ho avuto il minimo dubbio, sulla riuscita. La delusione è quindi doppia, tripla. Lasciamo stare la fedeltà o meno al libro di Nicolai Lilin, il cinema non deve essere fedele a nessuno se non a se stesso. Ma se scegli un libro, un luogo, una cultura, un popolo, un clima, UNA LINGUA, qualcosa ci dovrai pur mettere di tutto questo, o no? Il racconto dell’educazione criminale del giovane Nicolai nella lontana regione della Transnistria (attuale Moldova), la sua affiliazione al potente clan del nonno, l’etica distorta ma radicatissima del gruppo, la simbologia dei tatuaggi come racconto di vita indelebile, la sacralità della pika, il coltello a serramanico, la forza indistruttibile della fratellanza costruita davanti alla morte, tutto questo nel film di Salvatores diventa una specie di ritornello di sottofondo per una storiella d’amore e d’amicizia che sembra scritta per gareggiare a Sanremo. Un vento di imbarazzante superficialità spazza via tutto il significato e il significabile, lasciando sullo schermo solo le immagini svolazzanti di Italo Petriccione. Dalla pellicola non traspare il crimine, né la tensione, né i luoghi, né un popolo, né i suoi riti, né l’amore, niente! Nemmeno il freddo si percepisce, emozioni zero. Per non parlare dell’uso orrendo della lingua inglese parlata da tutti come se fossero dei russi costretti a inglesizzarsi per via del mercato, per non parlare del fatto che di russi, su quel set, non ce n’è nemmeno uno! Sono in gran parte lituani, popolo che, notoriamente, con i russi non ha nulla a che fare, anzi.

E allora, caro Salvatores, cosa hai voluto fare? Cosa ci hai raccontato? E soprattutto, perché hai preso a prestito un libro, una grande storia, un immenso territorio e cultura, per sceneggiare una storia che avresti potuto ambientare a Rimini?

Basta, non voglio andare oltre. La mia rabbia si giustifica solo con la forza della delusione. “Educazione siberiana” disgraziatamente è uno di quei film che ti fa pensare: tutti quei soldi! Ci avremmo potuto fare dieci film più piccoli, ma migliori.

4 thoughts on “Educazione siberiana ★☆☆☆☆

  1. Io il libro non l’ho letto, ma il film comunque non mi è piaciuto. Dietro ad ogni scena si capisce che tutta la violenza, la sporcizia e alla fin fine il senso di quel racconto è stato edulcorato e trattato fino a renderlo irriconoscibile.
    E su una cosa hai perfettamente ragione: non si percepisce neppure il freddo! Ed è quanto dire.
    Ciao

  2. La struttura narrativa di Educazione siberiana sembra ricalcata su quella di C’era una volta in America. In tutti e due i casi, è la storia di 4 amici, bambini cresciuti in un ambiente violento (i protagonisti di Sergio Leone crescono nel Lower East Side a New York); 2, in particolare, sono amici “per la pelle” (Max e Noodles in C’era.., Kolima e Gagarin in Educazione); tra loro c’è 1 fanciulla nel ruolo dell’amore impossibile (Deborah in C’era.. amore non corrisposto di Noodles, Xenia in Educazione.., di cui Kolima è innamorato); 1 dei 4 ragazzini muore giovane ( Vitalik in Educazione…, durante un’inondazione, il piccolo con gli occhi azzurri di cui non ricordo il nome in C’era.. durante una sparatoria); i 2 amici per la pelle giocano ruoli opposti e complementari, uno (Kolima-Noodles) nella parte del “buono”, l’altro (Gagarin-Max) nei panni del “cattivo”. Il finale pure è analogo: Max si suicida nel camion della spazzatura davanti a Noodles, che è tornato a cercarlo 30 anni dopo mettendolo di fronte alle sue colpe; Gagarin accetta di farsi sparare da Kolima, che lo va a cercare sulle montagne mettendolo di fronte al suo disonore. Insomma, sembra un remake non dichiarato, poteva intitolarsi “C’era una volta in URSS”. Ma non è un’operazione riuscita, al contrario del capolavoro di Sergio Leone: Educazione siberiana è un film superficiale, un po’ gratuito e prevedibile, a parte ovviamente John Malkovich. Assolutamente strepitoso, sempre.

  3. Un film denso di emozioni e molto educativo, quasi un manuale di vita che tutti dovrebbero per lo meno conoscere. Non e’ la copia di nulla se non nella misura in cui i romanzi d’amore siano la brutta scopiazzatura dei promessi sposi. Insegna a distinguere bisogni da necessita, valori da miti (attenzione, ho detto che insegna a distiguere, non che i valori rappresentati nel film siano quelli da condividere), a giudicare correttamente, a mettere le cose nel giusto ordine, a stabilire correttamente priorita’ e contenuti. Un film altamente educativo.

  4. Bhe…….cosa dire? E’ un film stupendo, perchè? Perchè chi ha vissuto come me nel passato di certe cose …..se non credesse nella redenzione morirebbe dannato e chi crede non deve moire dannato.

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