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“Benvenuto presidente!” ★★☆☆☆

 

di Roberta Ronconi
Per stupidi giochi di potere, un giorno molto vicino all’oggi viene eletto presidente della Repubblica italiana tal Giuseppe Garibaldi. Un escamotage per rimandare l’elezione, che però i deputati intrallazzoni del nostro Parlamento pagheranno caro: la legge prevede che, se esiste un Giuseppe Garibaldi vivente e con le carte in regola, l’eletto è lui. E’ così che al Quirinale entra Peppino, pescatore di trote del nord, appassionato bibliotecario, anima candida e incorrotta. Vorrebbe dimettersi il primo giorno, ma poi l’aria di corruttela generale lo spinge ad accettare la sfida.

Lo sceneggiatore Fabio Bonifacci questo film lo ha iniziato a scrivere tre anni fa, quando ancora pensava sarebbe stato un film farsa. Quando è arrivato in sala invece – tre giorni fa – “Benvenuto Presidente”, firmato per la regia da Riccardo Milani, si è rivelato di impressionante attualità. Assieme all’imperdibile “Viva la libertà” di Roberto Andò, rappresenta una coppia di titoli che il nostro cinema ha sfornato in perfetto – e inconsueto – tempismo con la cronaca politica del paese.

Il risultato però, tra i due, non è lo stesso. Tanto Andò riesce a navigare sopra le righe della prosaicità, quanto Milani e Bonifacci non trovano la chiave comica per incidere sullo spettatore. Il tono un po’ surreale, da pagliaccio bianco di Claudio Bisio (il nostro Peppino nazionale) non becca mai la nota giusta della risata amara, rimane lì, superficiale e arroccato sull’assurdità delle situazioni. Scontate e poco umoristiche. Tanti gli spunti buoni nel film, quante le occasioni mancate. Persino i numerosi comprimari di livello (da Remo Girone a Omero Antonutti, da Beppe Fiorello a Massimo Popolizio. Salviamo solo Piera degli Esposti) non si attaccano ai loro personaggi. Per non parlare della bella Kasia Smutniak improvvisamente diventata l’attrice per tutte le stagioni del nostro cinema, brava nelle vesti di amante manesca, molto meno in quelle di comica sulle punte.

Comunque, questo “Benvenuto presidente” avrà buona presa sul pubblico del weekend, ma non lascerà traccia negli altri giorni. E’ uno di quei film italiani “a impatto zero”, esci dalla sala come sei entrato. Con un pizzico di amarezza per il divertimento non goduto e per la solita occasione perduta.

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