Un passato a destra e un presente a sostegno di Erdogan, chi è il blogger che attacca i giornalisti italiani in Turchia

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Scrive “cose turche” (è il nome di una sua rubrica) contro i giornalisti che osano criticare il regime di Instanbul; si definisce giornalista ma sta mettendo a repentaglio la sicurezza di molti suoi colleghi; sembra emerso dal nulla e invece sono anni che difende spada tratta le peggiori repressioni di Erdogan, inclusa quella, sanguinosa, del 2016; oggi occuperà metà dell’audizione del Comitato sui cronisti minacciati in Commissione Antimafia dove sarà ascoltato uno dei suoi “bersagli preferiti”, Mariano Giustino, tra i più autorevoli giornalisti che si occupano di Turchia.
Chi è il blogger diventato così famoso e pericoloso?
Si chiama Giuseppe Mancini, ha 46 anni, ed è di Latina, la città più nera d’Italia, dove infatti ha militato a lungo nel centrodestra cercando di convincere l’ex sindaco Vincenzo Zaccheo, (già deputato di Alleanza Nazionale) a promuovere il centro littorio come patrimonio dell’Unesco. La destra non gli diede retta e per un po’ è passato nella file di Lbc, il movimento civico che dal 2016 ha la maggioranza del consiglio comunale. Voleva diventare assessore alla cultura e riproporre il progetto Unesco. Non ha fatto né l’una né l’altra cosa e per protesta ha bruciato la tessera del Movimento pubblicando la prova video sulla sua pagina social. Da quel momento nella sua città nessuno lo ha più visto né sentito fino a pochi giorni fa, quando una lettera dai toni molto preoccupati inviata da Mariano Giustino all’ambasciatore italiano a Instanbul ha riportato in auge, anche in Italia, Giuseppe Mancini e il pericolo attuale e potenziale che rappresentano le sue arringhe contro i giornalisti che descrivono qual è la situazione dei diritti civili in Turchia.
Ecco, per esempio, cosa ha scritto a proposito della repressione violentissima delle rivolte: «….evito di commentare le normali contromisure adottate dopo il golpe spacciate per chissà quale massacro dello stato di diritto». Le «normali contromisure» sono costate arresti e violenze, così le hanno raccontate gli inviati delle maggiori testate internazionali, comprese quelle italiane. Perché Mancini ce l’ha con i giornalisti che raccontano il volto violento della Turchia? Perché, a suo avviso, sono schierati contro il Governo turco e sono pure piuttosto «comunisti». Ma adesso alcune delle firme più note che si occupano di Turchia, dove, va ricordato, ci sono gravissime violazioni della libertà di espressione e il più alto numero di cronisti in carcere, stanno denunciando Mancini all’Ambasciata Italiana, al Ministero dell’Interno italiano e agli organismi di rappresentanza di categoria europei.
Il blogger ha infatti preso di mira Lucia Goracci (Rai), Antonio Ferrari (Corriere della Sera), Marta Ottaviani (Avvenire-La Stampa), Antonella Napoli di Articolo 21, Mariano Giustino (Radio Radicale). Proprio Giustino e il direttore, Alessio Falconio, hanno espresso la loro preoccupazione per gli articoli di Giuseppe Mancini che indicano i cronisti italiani che seguono la Turchia come pericolosi avversari di Erdogan.
Ecco un passaggio della lettera di Giustino all’Ambasciatore italiano a Instanbul: «… un nostro connazionale, che si presenta sui social come giornalista, residente a Istanbul, col nome di Giuseppe Mancini, svolge una sistematica quotidiana attività sui social che ha l’obiettivo di mettere in cattiva luce giornalisti e accademici che operano in Italia o in Turchia che esprimono opinioni da lui ritenute faziose e scorrette riguardo all’operato del governo dell’AKP . Non di rado i miei post su twitter e le mie corrispondenze per Radio Radicale, con la quale collaboro, sono rilanciati dal signor Mancini e da lui fatti oggetto di una critica mirante a screditare il mio lavoro mettendolo in cattiva luce agli occhi del governo turco. Tale pratica è diventata, in quest’ultimo periodo, quotidiana. Questa particolare e interessata attenzione è rivolta anche verso altri giornalisti italiani e ad alcuni accademici. Preciso inoltre che il signor Mancini ha un suo blog dal quale si dipanano le sue invettive e diffamazioni contro i giornalisti italiani che documentano sulla Turchia. Si comprende bene che l’attività del signor Mancini espone a un grave rischio coloro che svolgono attività di giornalismo dalla Turchia, paese in cui come è noto vige una legge antiterrorismo che ha una applicazione molto estensiva di cui sono spesso vittime i giornalisti e li espone a possibili rappresaglie da parte di frange politiche tristemente note per la loro violenza». Quanto riportato sul blog di Mancini è stato segnalato nei giorni scorsi dalla Federazione nazionale della stampa al Comitato per i cronisti minacciati guidato da Walter Verini, che ha subito deciso le prime audizioni.
Indicare i giornalisti come dei sovversivi in un Paese qual è la Turchia può essere molto pericoloso, ecco perché Giuseppe Mancini è finito al centro di una vicenda di calibro internazionale e si ipotizza che possa avere contatto con i Servizi di quel Paese. Si tratta solo di una pista ma gli inviati chiedono di verificare cosa stia succedendo, visti i gravi problemi per l’informazione che esistono oggi in Turchia, definita “il più grande carcere per giornalisti al mondo”. Questo è ciò che, per esempio, Giuseppe Mancini  scrive sul suo blog dell’inviata Rai Lucia Goracci: «Cosa c’è di meglio di qualche donna vestita da capo a piedi di nero per rinforzare i pregiudizi degli italiani sulla Turchia? Autrice dell’ennesima manipolazione è Lucia Goracci di Rainews24, che nei giorni scorsi ha avuto il privilegio di poter intervistare il presidente Erdogan. Dico: ma perché le autorità turche offrono questa possibilità a persone che – oltre ad avere una conoscenza superficiale del tema – si comportano in modo poco professionale, vogliono a tutti i costi offrire un’immagine negativa – nera! – della Turchia?». La domanda ulteriore spontanea è: perché Giuseppe Mancini vuole mettere a rischio la vita di giornalisti che stanno raccontando un Paese assai complicato e dove la libertà di stampa praticamente non esiste?


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