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Recovery Fund. Conte alle Camere: un risultato storico che “non appartiene al governo ma all’Italia intera”, e cita Delors. Partita ancora aperta sul Mes

 

Di Beppe Pisa

L’ accordo siglato a Bruxelles è un risultato storico che “non appartiene al governo ma all’Italia intera”. Giuseppe Conte si presenta in Parlamento forte del risultato ottenuto al vertice europeo dopo quattro giorni di trattative incassando prima al Senato e poi a Montecitorio una serie di applausi (a palazzo Madama anche una standing ovation ) dalla maggioranza che, come ricorderà lo stesso presidente del Consiglio “ha sostenuto in modo compatto l’esecutivo”. Un plauso che il premier in realtà rivolge anche all’opposizione sottolineando in generale la “prova di maturità della classe politica italiana”. La quattro giorni di Bruxelles che ha portato 209 miliardi di euro dal Recovery Fund farà bene al nostro paese per uscire dalla crisi ma mostra un’Europa più coesa. I risultati ottenuti durante il Consiglio europeo “sembrano aver tradotto l’auspicio di Jacques Delors che affermò che ‘è veramente giunto il momento di ricollocare il fiore della speranza al centro del giardino europeo’”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte durante la sua informativa urgente, in Senato, sugli esiti della lunga maratona conclusasi nella notte tra lunedì e martedì nella capitale belga. “Il Consiglio europeo ha assunto decisioni di portata storica. Si è trattato di un vertice straordinario in linea con le poste in gioco”, ha spiegato Conte. “Quello che mi auguravo fosse un auspicio, ora è certezza. Senza enfasi possiamo affermare che l’Europa è stata all’altezza della sua storia e del suo destino”. “Si è trattato di un vertice straordinario anche in termini di complessità – ha poi spiegato il premier -. L’intesa raggiunta rappresenta senza dubbio un passaggio fondamentale che ci spinge ad affermare che l’Ue è stata all’altezza della sua storia”. Guardando al nostro paese il presidente del Consiglio ha voluto sottolineare come si sia trattato di un risultato che “appartiene all’Italia intera”. Sul piano politico il premier ha voluto ringraziare le forze di maggioranza perché hanno sostenuto l’azione del governo. Come ha voluto ringraziare quelle forze politiche di opposizione che “hanno compreso l’importanza di questo passaggio storico nell’interesse del bene nazionale”. Una particolare menzione Conte l’ha fatta poi per tutti gli italiani: “Il loro comportamento è iniziato proprio nei primi giorni della pandemia. I nostri cittadini hanno espresso senso di comunità e hanno rafforzato la posizione, la credibilità e l’autorevolezza del governo italiano”.

“L’approvazione del poderoso piano di finanziamento è interamente orientato alla crescita economica e allo sviluppo sostenibile” ha aggiunto il presidente del Consiglio. Il tavolo dei leader dei 27 paesi “ha abbracciato una diversa prospettiva: più coesa, più solidale, più vicina ai cittadini”. “È stata una trattativa molto serrata con posizioni diverse, alla fine è stato confermato il volume complessivo, pari a 750 miliardi di euro, con un riequilibrio dei grants a 500 miliardi di euro. come sapete passati da 500 miliardi a 390 miliardi attuali. E i prestiti passati da 250 a 360 miliardi di euro”. Tutto ciò, “a causa della visione anacronistica di pochi Stati membri. Quindi, nel complesso, la proposta è rimasta integra quanto alla sua portata economica. È stata in tal modo confermata una risposta ambiziosa, adeguata alla posta in gioco, il funzionamento del mercato unico e il rilancio delle economie europee interdipendenti, e in questa prospettiva abbiamo lavorato non soltanto – vedete – per tutelare la dignità del nostro Paese, per promuoverne il ruolo di primo piano in Europa, ma anche per salvaguardare le prerogative stesse delle istituzioni europee da alcuni tentativi ben insidiosi, emersi durante il negoziato, di snaturare l’essenza autenticamente comunitaria del programma next generation EU, contribuendo alla piena affermazione del principio di solidarietà”. “Abbiamo ottenuto 209 miliardi, il 28% del Next generation Eu – ha aggiunto -, resta fissato a 81 mld l’ammontare dei grants per l’Italia. Aumenta in modo significativo la componente di prestiti, che arriva a 127 miliardi, che possono essere impegnati fino al 31 dicembre 2023”. Mentre, rispondendo alle polemiche delle ultime ore sullo strumento del “freno di emergenza” Conte ha spiegato: “avrà una durata massima di tre mesi e non potrà prevedere un diritto di veto”. Se non fosse stata inserita questa clausola, “ci sarebbero state derive pericolose” perché “avrebbero imprigionato lo strumento di crescita europea ai veti incrociati”. Conte ha poi ricordato che il Consiglio Ue ha anche approvato il Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 che in passato aveva richiesto diverse sedute del Consiglio.

Ed è proprio sul piano di riforme che il presidente del Consiglio conta di poter coinvolgere anche i partiti dell’opposizione, Forza Italia in testa. Silvio Berlusconi non ha fatto mai mistero di essere pronto a collaborare al piano di ripresa, concetto ribadito da Antonio Tajani e da Mariastella Gelmini: “il centrodestra ha un idem sentire sulle riforme ormai non più rinviabili: faremo pesare la nostra voce”. Giorgia Meloni pur dando atto a Conte “di aver lottato” chiede che ci sia “un chiarimento sui tempi. I soldi ci sono, ma il rischio molto concreto è che per riuscire a spenderli si debba passare troppo tempo a convincere tedeschi e olandesi o persino a farci dire da loro cosa dobbiamo fare con le nostre pensioni”. Resta sul piede di guerra Matteo Salvini. Interrotto più volte nel corso del suo intervento a palazzo Madama, il leader della Lega se la prende con Conte: “lei – dice rivolto al capo del governo – attribuisce patenti di opposizione ‘buona’ o ‘cattiva’ . Se noi contestiamo qualcosa è perché non abbiamo le fette di salame sugli occhi”. L’ex ministro ricorda di “parlare a nome della maggioranza degli italiani”, bolla come “chiacchiere” quanto detto da Conte ed annuncia barricate in caso il governo pensi di ripristinare la legge Fornero.

Mes: maggioranza divisa. Conte, valuteremo insieme

Continua tuttavia il braccio di ferro interno alla maggioranza sul ricorso al Meccanismo europeo di Stabilità, il Mes. Il presidente del Consiglio, al termine del suo intervento alle Camere torna a definire “morbosa” l’attenzione della stampa sul tema invitando, piuttosto, a studiare il Recovery Fund. Ma, subito dopo, Conte sembra aprire uno spiraglio quando, alla domanda dei giornalisti, assicura: “valuteremo insieme la situazione, ma non mi chiedete ogni giorno del Mes”. Al ‘partito pro Mes’ interno alla maggioranza sono iscritti, al momento, i dem e i renziani, mentre si registrano dubbi all’interno di Leu. Ancora fermamente contrario il Movimento 5 Stelle. Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, non sembra intenzionato a fare un solo passo indietro rispetto alla necessità di accedere a 37 miliardi con la sola condizionalità di essere utilizzati per la sanità, così come chiedono anche i presidenti delle Regioni che hanno potuto toccare con mano le falle della sanità pubblica durante l’emergenza sanitaria. “Continuo a pensare che per l’Italia l’utilizzo del Mes sia positivo e utile. Il governo dovrà presto assumere una decisione e la nostra posizione è chiara”. Linea ribadita anche da Emanuele Fiano, responsabile Esteri del Partito Democratico per il quale “il Mes ci serve, la nostra posizione non è mai cambiata. Ciò che serve all’Italia va utilizzato”. Che il Pd sia compatto sul ricorso al Mes è confermato anche dalla dichiarazione di Andrea Marcucci, capogruppo al Senato e già renziano di ferro: “Il Mes ci serve, la nostra posizione non è mai cambiata. Ciò che serve all’Italia va utilizzato”. E anche il capogruppo alla Camera Graziano Delrio chiede al governo un surplus di riflessione sul Mes e un suo utilizzo. Per Matteo Renzi, intervenuto al dibattito che ha fatto seguito alle comunicazioni di Conte al Senato, “i 37 miliardi del Mes hanno una condizionalità inferiore ai prestiti del Recovery Fund. Se non si ha il coraggio di dirlo, si sta mentendo. Sono risorse che arrivano in autunno. Sfido l’intero arco parlamentare a trovare un presidente di Regione o un candidato presidente di Regione che dica no al Mes. Sono soldi che vanno ai cittadini”.

Da jobsnews

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