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Rita Serra, l’italiana espulsa da Zanzibar e ridotta alla fame

 

Si chiamava “Simba Lodge – casa dolce casa“ e sino al  9/09/2019 era una guesthouse con cinque camere da letto, arredata con gusto, a Nungwi  la spiaggia più “in” di Zanzibar. Oggi le foto mostrano un labirinto di stanze in disordine, col tetto sfondato e le masserizie ammassate come dopo un saccheggio.

“Stimba Lodge” era gestita da un’italiana, Rita Serra, che, perso il lavoro in Italia, a Zanzibar aveva cercato di rifarsi una vita e ora, ridotta in miseria, è destinata a finire sotto un ponte.

Nel 2008 Rita venne licenziata dall’erboristeria in cui lavorava. Non più giovanissima ( è nata nel ’60) e separata, dopo una serie di lavoretti precari, decise di fare, con la liquidazione, un viaggio a Zanzibar (Tanzania). “Nel 2009 – racconta – mi innamorai di un ragazzo che mi corteggiava, Saidi Mohammed Kombo, e lo sposai, cosa che mi permise di avere gli stessi diritti dei residenti e di acquistare una proprietà. Mio padre aveva venduto la nostra casa in Sardegna e mi aveva mandato del denaro e con Saidi decidemmo di acquistare a Nungwi, la spiaggia più famosa di Zanzibar, una casa e tre piccoli lotti di terreno, con un bar che sarebbe stato gestito da mio marito”.

Poco dopo però Rita capisce che più che l’amore a motivare le nozze era stato il desiderio di farsi mantenere e chiede il divorzio “Nel 2010 – racconta – ho messo in vendita la proprietà perché ho capito che da sola, non avrei mai potuto gestire un bar.

Una donna sola, per di più divorziata, in paese musulmano, o si accoppia con qualcuno o viene considerata una poco di buono. Dovevo per forza affidare il locale a qualcuno, ma questo voleva dire perdere la maggior parte dell’incasso” .

Nel 2012 Rita trasforma il locale in un B&B ma i gestori a cui lo affida si rivelano tutti una delusione. Il primo, cazziato per un’assenza, le rompe tre costole. Il secondo trasforma la guest-house in un bordello e dopo essere stato cacciato dalla polizia, torna con i famigliari per devastarlo. Nel 2016 Rita chiude definitivamente dopo aver subito, dice, mille angherie.

All’inizio la strada era abbastanza tranquilla – racconta – ma con il passare del tempo, si è riempita di gazebo illegali, prostitute e ‘bodaboda’, i teppisti locali, dotati di moto, che offrono passaggi ai turisti “.

Nel giugno 2018, il vicepresidente di Zanzibar, Seif Ali Iddi, scortato dalla polizia, chiede ai residenti della strada , che la straniera bianca venga rispettata, ma il giorno dopo tutto torna come prima.

A quel punto Rita commette, un errore fatale. Durante un’assemblea di piccoli proprietari esasperati dalla malavita, denuncia – presente la tv locale – l’inefficienza della polizia e in particolare di un ufficiale .

Il video, reperibile ancora su Youtube, diventa virale. Poco tempo dopo, il 9/09/2019, Rita viene raggiunta da agenti dell’immigrazione, messa in cella e rispedita in Italia come “persona non gradita”.

Quando raccontai la storia per “IlFattonline” nel dicembre 2019 scrissi, per avere lumi sulla vicenda , all’ambasciatore italiano in Tanzania, Roberto Mengoni. Come risposta ricevetti  una mail dell’ufficio stampa della Farnesina in cui si dichiara: “L’Ambasciata d’Italia in Tanzania, in raccordo con la Farnesina, ha seguito con la massima attenzione la vicenda della Signora Rita Serra e ha prestato ogni possibile assistenza. L’Ambasciata è a disposizione per agevolare il contatto della Signora con professionisti legali che possano effettuare una vendita della proprietà per procura”. Il problema è che Rita dichiara non avere neppure gli occhi per piangere e quindi ancor meno i soldi per pagare un legale che, sul posto, metta in vendita la sua casa, che nel frattempo è stata praticamente saccheggiata

“ Nella guest-house – racconta – vi era un africano, Samuel, che mi faceva da guardiano e da giardiniere. Era originario del Kenya e a gennaio 2020 dovette tornare a casa sua dove sarebbe rimasto bloccato dalla pandemia. Così affidai la casa a un suo conoscente, un certo Ahmed che in breve ha cominciato a comportarsi come se fosse il padrone. Scomparivano persino tende e copriletti . Nella parte privata vi era tutto quello che mi arrivò nel marzo 2010 con un contaneir dall’Italia, pagato circa 5.000€ . Mia madre era morta e mio padre mi mandò moltissimi oggetti di famiglia, fra cui un tavolo antico originale con 4 sedie periodo Luigi XIV ed un lampadario originale Liberty mod.Tiffany in vetri colorati. Di tutto ciò non so più nulla. Quando chiedo notizie ad Ahmed, rifiuta di rispondermi e continua a chiedermi soldi minacciando di uccidere gli animali che ho lasciato nella proprietà, quattro gatti e un cane.

Attualmente nella mia guesthouse ha tolto, senza il mio permesso tutto il tetto in makuti (foglie di palma) che era già bucato e ha venduto tutta la base in legno dicendo che era pericolante, lasciando tre stanze, due bagni, bar e sala pranzo sotto gli acquazzoni. Idem con letti, quadri, cassettiere ed altri accessori in legno. Anche l’impianto elettrico è stato rubato o distrutto. Avevo messo in vendita la proprietà per recuperare almeno un po’ di soldi ma ora non so più cosa fare e a chi rivolgermi. Continuo a scrivere all’ambasciata italiana ma non ricevo risposte. Ho telefonato anche all’ambasciata della Tanzania. Visto che in Italia si parla tanto di ‘integrazione’ in Italia ho chiesto al presidente della Tanzania chi garantisce la mia integrazione in Africa, visto che io sono residente a Zanzibar e lì rimasto tutto quello che mi resta.“

 

 

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