Nave Sea Watch ferma di fronte al porto di Lampedusa, in attesa delle decisioni istituzionali

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Dalla Cgil al Pd, da SI alla Chiesa, una sola voce: sbarcare i profughi e non penalizzare la Ong che salva vite umane

Di Pino Salerno

“Rispetto a quello che sta succedendo in queste ultime ore in un porto italiano molto a Sud, mi viene in mente una barzelletta che si raccontava anche sugli ebrei. Qual è la differenza fra una tragedia e una catastrofe? Una tragedia è quando un barcone di africani cola a picco, una catastrofe è quando sanno nuotare e arrivano in porto lo stesso”. Sono le parole illuminanti di Ascanio Celestini a commento della vicenda della Sea Watch 3, bloccata di fronte al porto di Lampedusa con 42 migranti a bordo, intervenuto stasera a ‘Be Pop! Senza perdere l’amore’, rassegna di incontri sui diritti in corso fino al 4 luglio al Caffe’ Nemorense di Roma.

Dopo due settimane in mare con a bordo 42 migranti salvati il 12 giugno scorso al largo della Libia la nave della ong Sea Watch forza il divieto imposto dal governo italiano e arriva a Lampedusa. Al timone c’è Carola Rackete. La 31enne plurilaureata tedesca decide di forzare il blocco e assicura: “Non è una provocazione” ma “necessità e responsabilità”, perché le persone ospitate a bordo sono allo stremo”. Cosa rischia la capitana Rackete con quest’atto di disobbedienza civile nonviolenta?  Rifiuto di obbedienza a nave da guerra; resistenza o violenza contro nave da guerra: sono le ipotesi di reato che rischia la capitana della Sea Watch, Carola Rackete, in base al Codice della navigazione, come fanno notare qualificate fonti giudiziarie. Conseguenze pesanti, forse anche più di quelle del decreto di sicurezza bis che stabilisce la sanzione amministrativa da 10 mila a 50 mila euro. Riguardo al primo reato, previsto dall’articolo 1099 del Codice della navigazione, il comandante che non obbedisca all’ordine di una nave da guerra nazionale, è punito con la reclusione fino a due anni; il secondo reato richiama il comportamento del comandante o dell’ufficiale della nave, che commetta atti di resistenza o di violenza contro una nave da guerra nazionale, ed è punibile con la reclusione da tre a dieci anni.

A fianco di Carola, una laurea sugli albatros e anche un’esperienza su una rompighiaccio al Polo Nord, e dei 42 migranti a bordo della Sea Watch si schiera la Cgil. “Non è il momento di restare in silenzio, anzi di agire per una resistenza attiva contro una deriva razzista alla quale non vogliamo abbandonarci” sottolinea la Cgil. “Siamo con loro e con la comandante perché è insopportabile questo braccio di ferro che sacrifica vite alle logiche elettorali, politiche, economiche e finanziarie – attacca il sindacato – Siamo con loro perché il divieto di assicurare la salvezza è frutto di una legge sbagliata, disumana e senza scrupoli”. “Riteniamo che l’obbligo di salvare vite debba valere sempre e comunque per tutti. Per questo crediamo – conclude la Cgil – che non sia il momento di restare in silenzio, anzi di agire per una resistenza attiva contro una deriva razzista alla quale non vogliamo abbandonarci”. E su twitter l’hashtag #IoStoConCarola. “Il Governo italiano apra il porto all’accoglienza dei 42 migranti a bordo della nave Sea Watch a largo di Lampedusa” chiede Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil, spiegando in una nota che la federazione dei metalmeccanici sostiene “la scelta della capitana della nave Carola Rackete di salvare la vita ai migranti anche di fronte a inumani divieti”. “In mare – conclude – stanno affogando persone e con loro i diritti umani e civili del nostro Paese, fondamento della Costituzione italiana. E’ ora che Governo e Ue smettano di cercare consensi sulla vita delle persone”.

La decisione scatena le ire del ministro dell’Interno Matteo Salvini che da Roma attacca: “Non accetto che sia un’associazione di fuorilegge stranieri a dettare la linea sull’immigrazione italiana”. Il braccio di ferro tra il Viminale e la ong tedesca è l’ultimo di una lunga serie e la rottura arriva dopo il no della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha respinto mercoledì il ricorso presentato d’urgenza da Sea Watch, anche a nome dei 42 migranti presenti sulla nave battente bandiera olandese. Salvini è duro con tutti: dai Paesi Bassi, “il menefreghismo del governo olandese lo faremo pesare ai tavoli europei perché sono stufo che l’Italia venga considerata un Paese di serie B”, alla Ue, “se continuerà a mostrare il suo disinteresse noi possiamo considerare di non inserire più in banca dati europea i dati anagrafici dei migranti arrivati in Italia in modo che ognuno sia libero di circolare e di andare dove vuole”.

Mentre la nave fa rotta su Lampedusa, sulla Penisola si accende, ancora una volta, il dibattito politico sul tema sbarchi. Mentre i parlamentari del Pd Graziano Delrio, Davide Faraone, Matteo Orfini e Fausto Raciti volano sull’isolotto siciliano per testimoniare la solidarietà dem ai migranti, il segretario Nicola Zingaretti critica un governo “senza politica sull’immigrazione” e “assente in Europa”. Dall’altro lato la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni pretende “contrasto e prevenzione” e commenta la scelta della Sea Watch con “ora affondiamo la nave”, che scatena ulteriori polemiche per l’evidente tono fascista della frase. Il caso finisce al centro di una riunione ristretta dell’Esecutivo che precede quella del Consiglio dei ministri, e alla quale partecipano oltre al leader del Carroccio, il premier Conte e il ministro degli Esteri Moavero Milanesi. A fine incontro, fonti di Palazzo Chigi fanno sapere che “preso atto della violazione”, si proseguirà “nelle iniziative formali volte a verificare l’eventuale condotta omissiva” del governo olandese. Il vicepremier e ‘capitano leghista’ sul fronte migranti vuole andare fino in fondo, in Italia e in Europa. Dall’altra parte la capitana Rackete va avanti, rischia la denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e, secondo quanto previsto dal decreto sicurezza bis, insieme alla ong, va incontro a una multa fino a 50mila euro oltre al sequestro della nave. Il nuovo caso Sea Watch arriva dopo un anno di scontri tra Viminale e ong che si occupano di migranti. E sembra certo che la partita sia ancora lontana dalla fine.

Nicola Zingaretti intanto scrive a Giuseppe Conte e chiede un incontro “urgente” per discutere delle politiche sul tema dell’immigrazione e della gestione dei flussi

La Sea Watch ha appena deciso di forzare il blocco imposto da Matteo Salvini e attraccare a Lampedusa e il segretario intende imprimere un’accelerazione all’opposizione fatta fin qui alla ‘linea Salvini’. “Credo siano temi da affrontare in maniera seria, responsabile e istituzionale evitando di offrire al Paese questo osceno teatrino indegno per un Paese civile”, scrive. Il leader Dem sottolinea l’assenza del ministro dell’Interno “in sei vertici su sette” che si sono svolti a Bruxelles con i rispettivi ministri degli Stati europei. Salvini “ostenta come un trofeo questi naufraghi dimenticando che la chiusura dei porti, da lui tanto millantata, in realtà non esiste: anche in questi giorni continuano a sbarcare migranti”, attacca, mentre “i riflettori si accedono solo quando c’è una Ong di mezzo”. I Dem sono uniti nel fare opposizione a Salvini ma non si ricuce la spaccatura nata sulla mozione che riguarda il rifinanziamento della missione bilaterale in Libia. Martedì è stato Orfini a definire invotabile il testo ed a firmare, insieme ad altri deputati Dem, la risoluzione presentata presentata da Erasmo Palazzotto, (Leu) che sottolinea “l’urgenza di sospendere tutti gli accordi con la Libia in materia di controllo dei flussi migratori”. Oggi le minoranze interne tornano alla carica. Sia l’area Sempre avanti che fa capo a Giachetti e Ascani, sia Base Riformista, corrente guidata da Lotti e Guerini, chiedono al segretario di fare chiarezza sulla posizione del partito sulla Libia.

Da jobsnews


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