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Processo Rocchelli, a 5 anni dell’uccisione del fotoreporter e di Andrej Mironov chiesti 17 anni per l’imputato Markiv

 

«La sentenza spetta ai giudici ma dico grazie a chi ha impedito che l’assassinio di Andrea Rocchelli venisse archiviato: grazie ai genitori, agli avvocati, ai colleghi giornalisti e amici di Andrea. La scorta mediatica è questa e va sempre mantenuta vigile con tutti i casi di minacce e violenze nei confronti di chi lavora per raccontare cosa accade nel mondo» – è stato il commento di Giuseppe Giulietti presidente Fnsi da Pavia –  dove oggi venerdì 24 maggio trecento studenti e amici del fotoreporter hanno sfilato per le strade fino al Palazzo di Giustizia, transitando prima dal cimitero dove è sepolto Andrea. Una presenza significativa per far sentire la loro presenza in Aula e chiedere “giustizia e verità”. «Un grazie sempre lo rivolgo anche agli avvocati  Emanuele Tambuscio e Alessandra Ballerini (legale anche della famiglia Regeni, ndr) che rappresentano la famiglia Rocchelli e all’avvocato Giuliano Pisapia  per  la Federazione nazionale della Stampa italiana e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti, costituitisi parte civile al processo. Attendiamo che emergano i nomi non solo degli esecutori ma anche dei mandanti». Una condanna di 17 anni di carcere è la richiesta  dal pubblico ministero Andrea Zanoncelli, nella sua requisitoria finale, a carico di Vitaly Markiv, (29 anni) il militare italo-ucraino della Guardia Nazionale Ucraina, accusato dell’omicidio del fotoreporter (un attacco in cui sono stati usati colpi di mortaio).  Andrea Rocchelli ne aveva 31 quando fu colpito a morte nel 2014 a Donbass in Ucraina insieme al collega russo Andrei Mironov, impegnati nel testimoniare gli effetti nefasti della guerra civile tra nazionalisti e separatisti filo russi. La sentenza è prevista per il prossimo 12 luglio. Con loro c’era anche il reporter francese William Roguelon rimasto ferito e unico sopravvissuto. Insieme a Giuseppe Giulietti c’erano anche Anna Del Freo (segretario generale aggiunto vicario Fnsi, e vice presidente Associazione lombarda giornalisti) e il presidente Alg Paolo Perucchini, arrivati a Pavia per sfilare in corteo attraversando la città con gli studenti tenendo in mano un lungo nastro colorato. Un filo ideale per unire tutti. Il pubblico ministero Zanoncelli ha presentato anche alla Corte d’Assise l’autorizzazione a procedere nei confronti di un ufficiale della Guardia Nazionale Ucraina, diretto superiore di Vitaly Markiv.  Gli atti saranno inviati alla Procura di Roma competente in questo caso. I genitori, Elisa Signori e Rino Rocchelli, e la sorella Lucia hanno partecipato all’udienza e ancora una volta si sono dimostrati persone capaci di affrontare un dolore con grande dignità. Parole di ringraziamento sono state rivolte a chi ha continuato a indagare  con «grande professionalità e costanza affinché sia fatta giustizia per nostro figlio». Giustizia che sembrava a un certo punto stesse per archiviare l’inchiesta, possibilità scongiurata grazie alla caparbietà dei genitori di Andy e al supporto che ad essi hanno garantito Articolo 21 e Federazione nazionale della Stanpa insieme al senatore Luigi Manconi, che nella sua veste di presidente della Commissione Esteri nel 2016 incontrò Elisa e Rino raccogliendo il loro appello a non archiviare l’inchiesta.

Manconi presentò un’interrogazione rivolta al ministero degli Esteri e della Giustizia per sollecitare un’azione di moral suasion sul governo ucraino affinché collaborasse per fare piena luce sull’omicidio del 31enne di Pavia e del compagno di lavoro e di viaggio con cui stava realizzando un reportage sulle sofferenze della popolazione a causa del conflitto in corso nel Paese. In tutti questi anni i signori Rocchelli, che sin dal primo momento hanno tenuto a sottolineare che né loro né la sorella di Andy, Lucia, né la sua compagna Mariachiara, fossero animati da spirito di vendetta, hanno sempre avuto un solo obiettivo: conoscere la dinamica dei fatti.

Hanno deciso di rompere il silenzio che si erano imposti per riservatezza e fiducia nell’operato delle autorità giudiziarie italiane perché volevano che si facesse luce sul caso con serietà e onestà, senza mistificazioni. Che fosse fatta giustizia. Per questo hanno deciso di esporsi in prima persona e di supportare tutte le iniziative mediatiche e di sensibilizzazione sul caso di Andrea con il fine di accelerare l’esito dell’inchiesta. A cominciare dalle incisive pressioni della Federazione nazionale della stampa e di Articolo 21, che li hanno affiancati in questa battaglia, per impedire che le autorità ucraine continuassero a tergiversare e a prendere tempo pur di non dare risposte.

Anche grazie all’impegno del sindacato dei giornalisti e della nostra associazione, che ha riacceso i riflettori sul caso, e all’azione dell’avvocato Alessandra Ballerini, che nel 2017 ha assunto l’incarico di difendere i genitori di Rocchelli, si è arrivati alla svolta che ha portato al processo che ha visto concludersi l’udienza odierna con la requisitoria del pubblico ministero.

Il pm ha cercato di evidenziare le responsabilità di Markiv, per la sua posizione sulla collina dalla quale partirono i colpi di mortaio che uccisero Rocchelli e Mironov, e anche per il prestigio di cui godeva all’interno della Guardia Nazionale Ucraina. Ma per la Procura di Pavia non è lui l’unico colpevole della morte del fotoreporter pavese: non a caso l’accusa nei suoi confronti è concorso in omicidio.

Il 12 luglio è prevista la sentenza. La famiglia, l’avvocato, tutti noi, restiamo fiduciosa attesa che si compia finalmente giustizia.

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