Sei qui:  / Articoli / Informazione / “Per non dimenticare” Andrea Rocchelli: 24 maggio 2014-2019. “Vogliamo la verità”

“Per non dimenticare” Andrea Rocchelli: 24 maggio 2014-2019. “Vogliamo la verità”

 

Era il 24 maggio del 2014, quando Andrea Rocchelli (Andy per i colleghi fotografi del collettivo Cesura di cui faceva parte e lavorava) perse la vita trucidato dal fuoco dell’esercito ucraino insieme all’attivista dei diritti umani russo Andrei Miranov, mentre il giornalista francese William Roguelon,rimase ferito durante l’attacco premeditato. Venerdì 24 maggio 2019 ricorre il quinto anniversario da quel fatidico giorno dalla scomparsa del fotoreporter impegnato sul fronte di una sanguinosa guerra civile tra Ucraina e Russia, testimone delle atrocità  commesse durante il conflitto. Per onorare e non dimenticare il sacrificio di Andrea, venerdì mattina sfila il corteo  “Da barriere a ponti: camminiamo con Andy”, diretto al Tribunale di Pavia (dove è in corso il processo agli imputati per omicidio) che vedrà la presenza di una delegazione della Federazione nazionale della stampa italiana e dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti guidata da Giuseppe Giulietti, Anna De Freo e Paolo Perucchini, per testimoniare la presenza e l’affetto solidale ai genitori di Andrea, Rino Rocchelli ed Elisa Signori. Il corteo partirà alle 7.30 da piazzetta Rocchelli  per attraversare  la città e arrivare al Palazzo di Giustizia dove, alle 9.30, inizierà la requisitoria del pubblico ministero nel processo a carico di Vitaly Markiv, un cittadino italiano di nazionalità ucraina, sottoposto a misure detentive di custodia cautelare. L’Ordine dei Giornalisti della Lombardia è parte civile al processo.

Una vicinanza significativa a dimostrazione di come sia fondamentale la presenza della categoria intera dei colleghi della carta stampata, del web e di quelli impegnati a documentare attraverso immagini fotografiche cosa accade su tutti i fronti di guerra, sapendo di rischiare la propria vita. Andrea era cosciente ma il suo senso del dovere non lo aveva fatto desistere: i suoi scatti fotografici universali ora raccontano cosa aveva visto in Ucraina. A Napoli, il 20 maggio scorso, il Sindacato unitario dei giornalisti della Campania, insieme alla FNSI, ha dato dimostrazione di come è possibile perseguire gli intenti etici e deontologici di una professione come quella del fotoreporter giornalistico, dedicando ad Andrea e ai suoi genitori presenti: “Cinque anni senza Andrea Rocchelli. Manifesto per il fotogiornalismo”, un convegno organizzato all’Accademia delle Belle Arti di Napoli da Claudio Silvestri segretario regionale del Sugc e da Roberta De Maddi,  giornalista e fotografa che ha curato l’esposizione di due mostre nei corridoi dell’Accademia di Belle Arti (visitabili per dieci giorni):“Voices of the voiceless” con le foto di Rocchelli scattate nei territori di guerra, e “Camorra, le voci di dentro”, di Stefano Renna e Marco Salvia, dove Napoli viene rappresentata come territorio di una guerra infinita che continua a mietere vittime. Un evento importante dal quale è scaturita la Carta dei diritti e dei doveri del fotoreporter redatta insieme con i colleghi Renato Cavallo e Stefano Renna.

Il 9 giugno su Rai 3 andrà in onda una puntata del programma “L’ora della legalità”, dedicata ad Andrea e realizzata da Loris Mazzetti (tra i fondatori di Articolo21) che ha intervistato i genitori, la cui dignità e discrezione nell’affrontare il loro dolore sia da esempio per chi cerca di sminuire il valore di queste iniziative. Il segretario generale della FNSI Raffaele Lorusso, siglando gli interventi dei relatori nella presentazione della Carta per il giornalismo d’immagini, ha lanciato un appello a non recedere sulla libertà di stampa e di pensiero: «Esponiamo fuori dai balconi striscioni che richiamano gli articoli 3 e 21 della Costituzione. Sono sicuro che non saranno rimossi dalle forze dell’ordine». La pari dignità tra tutti i cittadini e la libertà d’informazione, sancite dalla Carta costituzionale antifascista e antirazzista, sono state richiamate con forza da  Lorusso. Un manifesto che, nel nome di Andrea Rocchelli, non si limita a definire diritti e doveri per un rilevante segmento di lavoratori dell’informazione, ma si rivolge a tutti i cittadini a tutela di un bene collettivo.  Il Segretario ha ricordato anche il processo sull’assassinio di Ilaria Alpi (il 24 maggio ricorre il suo compleanno)  e Miran Hrovatin di cui ancora non sono stati desecretati tutti gli atti ancora coperti da segreto di Stato. L’uccisione di Antonio Russo giornalista di Radio Radicale avvenuta in Cecenia, torturato prima di essere assassinato 19 anni fa; i genitori di Giulio Regeni che chiedono giustizia. «Le Carte approvate esistono già ma ci sono chi, nell’ambito della professione non le fa rispettare, e l’Ordine dei Giornalisti deve fare molto di più per far si che tutti ne abbiano rispetto. Penso alla Carta di Treviso per i minori e alla necessità di tutelare la Federazione internazionale della stampa in sede ONU con una convenzione che protegga l’Articolo 3 e l’Articolo 21 della Costituzione. Noi in Italia – ha aggiunto Lorusso – non dobbiamo più partecipare più alle conferenze stampa dove non si possono fare domande. Se accade ci si alza e si va via. Non dobbiamo più abbassare la testa. Così come accadeva nelle conferenze stampa del calcio. Le chiamate di correità non sono più ammesse. I diritti in Italia vengono sminuiti  per spegnere le voci del pluralismo dell’informazione e gli spazi di garanzia e le battaglie sindacali devono servire a riportare i nostri punti di riferimento sulla Costituzione e le Carte deontologiche».

Alla giornata, promossa da Fnsi e Sindacato unitario dei giornalisti della Campania (Sugc) ha portato il saluto anche l’assessore comunale alla Cultura Gaetano Daniele che ha definito «Napoli  “città rifugio” impegnata e responsabile nei confronti di chi si batte nel mondo per lottare e difendere la libertà d’informazione. Quando la ragion di Stato viola i principi della Costituzione e i diritti umani diventa torto di Stato e viola la Legge».  Al tavolo dei relatori hanno parlato anche i genitori di Andrea: «Quella di venerdì 24 maggio sarà la quattordicesima udienza del processo a Pavia – ha ricordato Elisa Signori –  non c’è ancora una parola per definire la violenza intenzionale contro i giornalisti e la morte di un operatore dell’informazione non è effetto collaterale della guerra ma un problema grave che cerca di impedire il lavoro dei giornalisti. Sono 460 quelli uccisi dal 2014 ad oggi per violenza, persecuzione e torture. Una violenza intenzionale come bersaglio specifico contro i giornalisti. Ci sono guerre simmetriche che coinvolgono anche civili e l’uccisione di inermi e questo è un crimine di guerra. Al processo è arrivato anche il ministro degli Interni ucraino Arsen Avakov per testimoniare l’innocenza e l’eroismo dell’imputato! Chi in futuro punta il mirino contro un giornalista non pensi di farla franca!»

I genitori hanno poi incontrato il console generale dell’Ucraina a Napoli, Hamotskyi Viktor al quale hanno ricordato l’importanza di  fare chiarezza sulla morte del loro figlio.  La compostezza della loro richiesta non poteva essere disattesa e a loro abbiamo chiesto di spiegare come stanno affrontando il processo. «Ci addolora che il giornalista francese William Roguelon gravemente ferito nel 2014 non sia stato ascoltato dalla magistratura ucraina, cosa al contrario avvenuta con la Gendarmeria francese e con i Carabinieri del Reparto Operazioni Speciali (ROS). Le autorità italiane hanno presentato una rogatoria internazionale ma l’Ucraina non ha mai risposto. Il ministro degli esteri ucraini aveva promesso all’allora ministro degli Affari Esteri italiana Federica Mogherini di collaborare con la giustizia del nostro paese. La giornalista Ilaria Morani in una sua intervista aveva scritto (mantenendo l’anonimato di chi parlava, ndr): “Noi non spariamo sui civili di solito ma se vediamo un movimento carichiamo l’artiglieria pesante. Così è successo con i giornalisti”. Noi vogliamo che siano accertate tutte le responsabilità e che emerga la verità. L’indagine sul suo omicidio stava per essere archiviata e grazie ai colleghi di Andrea che hanno continuato a cercare le prove si è potuto continuare. Così come hanno fatto i ROS di Milano.

Nel mese di maggio del 2016 sono state ritrovate le fotografie scattate da Andrea Rocchelli negli istanti precedenti alla sua morte, colpito da numerosi colpi di artiglieria. Immagini divenute poi prove documentali  che sono state acquisite durante le indagini a dimostrazione dell’attacco premeditato. «Sessanta colpi di mortaio sparati da una postazione militare sulla cima di una collina».

Claudio Silvestri ha ricordato anche la morte di Raffaele Ciriello fotoreporter di guerra ucciso da soldati israeliani nel 2002. «Sono troppi i colleghi dimenticati e il nostro compito è quello di tornare alle origini e riportare l’attenzione dei colleghi presenti in prima linea che raccontano la cronaca e la realtà quotidiana». Loris Mazzetti (storico collaboratore di Enzo Biagi) nel presentare un estratto video dal suo programma “L’ora della legalità”, in cui racconta la vicenda di Andrea, ha sottolineato l’importanza di «meditare e soffermarsi sulla legalità nel nostro paese. Il programma che io curo va in onda a mezzanotte e grazie alle proteste di molti spettatori il palinsesto Rai ora ha previsto una replica delle puntate il sabato dalle 3 alle 14. Si è parlato di antifascismo, di Liliana Segre (senatrice a vita italiana, superstite dell’Olocausto e attiva testimone della Shoah italiana, ndr), di anticorruzione, di antimafia. Si parla di accoglienza e libertà di stampa. Ricordo anche la morte di Enzo Baldoni rapito e poi ucciso in Iraq (la cui morte fu accompagnata da polemiche e denigrato anche da giornalisti in Italia, ndr)». Nelle immagini proiettate compaiono le interviste alla famiglia si sono viste le fotografie scattate dal fotoreporter durante l’attacco. Rino Rocchella racconta nell’intervista a Loris Mazzetti: «Andrea non era mai di parte e  nel processo (i genitori sono sempre stati presenti a tutte le udienze, ndr) bisogna tenere separata la verità da un possibile rischio di politicizzazione». Lucia, la sorella di Andrea: «L’impegno civile lo dimostrava collaborando con le ONG in Africa per il suo alto senso che aveva nei confronti dei valori e degli ideali in cui credeva».

Da tutti i presenti è arrivato l’ impegno “per non dimenticare”  ribadito anche da Paolo Perucchini, presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti: «Il sindacato continuerà a essere presente in tutte le sedi perché siano accertate le responsabilità». Il segretario nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Guido D’Ubaldo, ha garantito la piena intesa con la Fnsi ribadendo che «il giornalista d’immagine ha un ruolo importante per l’intermediazione».

A Napoli era presente anche una delegazione del Sindacato dei giornalisti del Trentino Alto Adige  e del Veneto. «Al Sindacato della Campania – ha detto il segretario Rocco Cerone – ci accomunano valori e prassi, oltre alla volontà di ricordare l’impegno ed il sacrificio di chi ha perso la vita per garantire il diritto di informazione democratico ai nostri concittadini. Siamo legati anche da un’attenzione comune nei confronti di chi svolge la professione giornalistica spesso senza tutele e in modo autonomo, ai quali vogliamo far sentire l’abbraccio congiunto del nostro sindacato e dell’intera Federazione nazionale della stampa italiana».

Sulla necessità di aumentare l’inclusione dei colleghi che svolgono la professione al di fuori del contratto di categoria, è poi intervenuto anche il segretario aggiunto della Fnsi Mattia Motta, che, ricordando come ad oggi 3 giornalisti su 4 siano autonomi, ha lanciato un appello alla popolazione per assicurare protezione a chi difende i diritti costituzionali. «Serve un ruolo diverso dei lettori – ha detto – che hanno il dovere di responsabilizzarsi sui contenuti informativi di cui fruiscono, garantendo anche una corretta retribuzione a chi si occupa di svolgere il lavoro sul campo, anche rischiando la propria vita».

Una riflessione sulla centralità dell’informazione giornalistica è stata fatta anche Nicola Chiarini del Sindacato dei giornalisti del Veneto, il quale ha parlato di «immagini e parole che permettono un esercizio corretto di libertà e democrazia». Tra gli interventi anche quello del fotografo Mauro Donati (sequestrato e poi liberato in Serbia) che ha parlato di come la verità non abbia un prezzo: «la mia storia in parallelo a quelle di tanti altri colleghi ha fatto dire a qualcuno “perché sei andato? Potevi stare a casa!”. I guadagni sono irrisori e quello che mi è capitato mi ha fatto sentire parte di un gruppo. Non siamo tutelati e difesi». L’avvocato Iside Castagnola (componente del Comitato Media e Minori del Ministero dello Sviluppo Economico) ha affrontato il problema del diritto di autore e sulle strumentalizzazioni sui social-media, chiarendo come quella intrapresa dall’Unione europea sul “Copyright” non sia tanto una strenua difesa contro la modernità, quanto una «battaglia di carattere sociale, che, oltre a non imbavagliare in alcun modo la rete, ribadisce il principio costituzionale fondamentale secondo cui il lavoro deve essere adeguatamente retribuito».  Désirée Klain di Articolo21 ha ricordato il festival “Imbavagliati” dedicato al giornalismo civile in cui partecipano giornalisti minacciati da tutto il mondo senza scorta. «Un momento storico come il nostro in cui si verificano censure e rimozioni, la legge contro l’editoria. Esprimiamo la vicinanza a tutti i giornalisti imbavagliati. Il Sindacato ha scelto di valorizzare il fotogiornalismo napoletano che ha fatto storia in Campania e nel mondo». La chiusura è toccata a Giuseppe Giulietti che ha spiegato come la Federazione nazionale della stampa «parla con una sola voce». Una voce che richiama la gravità per la chiusura di Radio Radicale (presente durante tutta la manifestazione con un operatore che ha video registrato tutti gli interventi), «non dimentichiamo quello che è accaduto a Napoli nella redazione di Roma. I giornali diocesani in Campania destinati a chiudere, le televisioni locali. Avvenire». Un grido d’allarme da non sottovalutare.

Sono intervenuti: Claudio Silvestri (segretario del Sindacato Unitario Giornalisti della Campania), Mario La Porta (docente della Scuola di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti di Napoli), Loris Mazzetti (giornalista), Rino Rocchelli ed Elisa Signori Rocchelli (genitori di Andrea Rocchelli), Paolo Perucchini (presidente dell’Associazione Lombarda dei Giornalisti), Nino Daniele (assessore alla Cultura del Comune di Napoli), Guido D’Ubaldo (segretario del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti), Renato Valerio Cavallo (videogiornalista), Stefano Renna (fotoreporter), Iside Castagnola (componente del Comitato Media e Minori del Ministero dello Sviluppo Economico), Désirée Klain (componente dell’Associazione Articolo 21), Mauro Donato (fotoreporter), Ciro Fusco (fotoreporter), Rocco Cerone (segretario dell’Associazione Stampa del Trentino Alto Adige), Luca Sorbo (fotografo e professore), Mattia Motta (segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale Stampa Italiana), Nicola Chiarini (segretario del Sindacato dei Giornalisti del Veneto), Anna Del Freo (segretario generale aggiunto della Federazione Nazionale Stampa Italiana), Raffaele Lorusso (segretario generale della Federazione Nazionale Stampa Italiana), Giuseppe Giulietti (presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana).

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati con (*).

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.