Arresto del sindaco Mimmo Lucano, qualcosa non torna

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I garantisti un tanto al chilo hanno dato fiato alla propria bocca condannando il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, ancor prima di leggere le carte e capire cosa ci sia scritto nelle ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Locri nei suoi confronti. In premessa diciamo che aspettiamo l’evolversi dei fatti, confidando nel buon operato della magistratura, ma crediamo opportuno che quanto scritto nel dispositivo possa essere commentato. I capi d’imputazione sono due: aggiramento delle norme in materia d’immigrazione per cui si ipotizza il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e un illecito affidamento nella gestione della raccolta dei rifiuti. Tralasciamo quest’ultima ipotesi, in quanto ha bisogno di un’analisi più approfondita evitando tecnicismi difficili da spiegare, perché investono l’intera normativa sugli affidamenti degli appalti pubblici. Ripetiamo confidiamo nel buon operato della magistratura, ma qualche considerazione può essere fatta sul primo punto: il reato d’immigrazione clandestina. Questo più volte è rientrato nel dibattito politico. C’è chi chiede un inasprimento della legge Bossi-Fini e chi, come il Sindaco di Palermo Leoluca Orlando, chiede l’abolizione del permesso di soggiorno. Comunque è un tema che viene affrontato con due tesi contrapposte. Chi conosce il Sindaco Lucano conosce anche le sue battaglie per l’abolizione di tale reato e che la sua politica è stata sempre orientata in tal senso. Nel leggere alcuni punti dell’ordinanza del Gip tutto questo viene fuori. Scrive il Gip: “Ferme restando le valutazioni già espresse in ordine alla tutt’altro che trasparente gestione, da parte del Comune di Riace e dei vari enti attuatori, delle risorse erogate per l’esecuzione dei progetti Sprar e Cas, ed acclarato quindi che tutti i protagonisti dell’attività investigativa conformavano i propri comportamenti ad estrema superficialità, il diffuso malcostume emerso nel corso delle indagini non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delittuose ipotizzate”. Il riferimento è alle ipotesi della Procura basate sulle indagini della guardia di finanza secondo cui “venivano utilizzate fatture false tramite le quali venivano attestati costi ritenuti gonfiati o fittizi ed il prelevamento di ingenti somme dai conti per la gestione dell’accoglienza ai migranti senza che vi fossero riscontri in termini di corrispondenti finalità”. Quindi secondo il Gip nessuno avrebbe intascato un euro in maniera illecita. Su questo punto la Procura ha annunciato ricorso al Tribunale della Libertà, vedremo quale sarà il verdetto. Ed ancora, secondo l’ordinanza, Lucano avrebbe favorito, attraverso matrimoni combinati l’ottenimento del permesso di soggiorno per i clandestini. E’ quanto emerge dalle intercettazioni telefoniche effettuate dalla polizia giudiziaria. Tuttavia dalle stesse emerge un altro elemento, cioè tutto ciò in cui Lucano crede. Per lui non dovrebbero esserci confini soprattutto nei confronti di chi scappa dalla guerra o dalla fame. In una telefonata in particolare si sente come stia cercando di aiutare una donna che per ben tre volte si è vista respingere la richiesta di permesso di soggiorno. Il suo è quasi un atto di “disobbedienza civile”, lo si evince quando al telefono dice di voler “disattendere queste leggi balorde” e rilasciare i documenti a chi invece sarebbe stato rispedito nella miseria del suo paese d’origine o alla clandestinità delle nostre periferie, magari facili prede del caporalato. Da quelle telefonate emerge tutta la sua visione politica che lo ha portato negli anni a creare un modello d’accoglienza che ha preso il nome del comune calabrese. Un modello che ha messo in crisi tutti gli altri, finiti al centro d’indagini di varie procure d’Italia. Non solo le inchieste su Buzzi e Carminati, anche quelle sulle cooperative “nere” di cui parlano i colleghi Andrea Palladino e Raphael Zanotti sulle pagine de La Stampa di ieri. Dunque quella di Lucano di tanti suoi colleghi sindaci e associazioni è un’idea di apertura verso i migranti e di lotta per far cambiare la legislazione che si contrappone alle politiche di chiusura da parte di Centrodestra, Lega ed una frangia del Movimento 5 Stelle. Non vorremmo assolutamente pensare che l’accelerazione impressa alle indagini su Mimmo Lucano derivasse da una qualche spinta per dare una lezione a chi continua ad accogliere, o che fosse un modo per bloccare l’altra parte, cioè quel pensiero che cerca di costruire ponti solidi e che non crollino per innalzare al loro posto dei muri.


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