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Illuminare le periferie. Contro ogni tentativo di oscurare la democrazia

 

Ripubblichiamo quest’articolo scritto da Santo della Volpe il 12 aprile 2015, due mesi prima che la malattia che lo attanagliava da tempo lo portasse via a Teresa, ai familiari, ai colleghi, agli amici. Abbiamo deciso di ripubblicarlo, a un anno di distanza dalla scomparsa perché le sue riflessioni sono ancora oggi di grande attualità. E ci mancano (la redazione di Articolo21)

E’ un tempo difficile per chi punta all’allargamento degli spazi di partecipazione e di decisione nelle democrazie occidentali. Soprattutto dove la crisi economica di questi anni coincide con seri tentativi di “ristrutturazione” sociale: si tende a restringere spazi di partecipazione in nome di un decisionismo al limite delle regole, per costruire percorsi di governo che tendono a scavalcare  le basi su cui si fonda il patto sociale delle nostre società. Dal Welfare ai luoghi di produzione di merci e beni di consumo, c’è una tendenza a non parlare con chi vive  negli spazi quotidiani delle difficoltà e delle fatiche; ma anche a non decidere insieme con le rappresentanze delle istanze sociali, con le associazioni, i sindacati, come se la rappresentanza dei problemi e delle virtù di chi vive in Europa e nel nostro Paese fosse delegata a esigenze si gole, magari rappresentata da Sociale Network e solitudini del Web.

Per questo è diventato necessario cercare di invertire questa tendenza mettendo in rete le associazioni ed i gruppi che vivono la realtà della comunicazione e dei fili che legano i problemi reali con la loro rappresentazione mediatica.
Illuminare le periferie significa proprio dare spazio a chi non si volta dall’altra parte quando ci sono da capire le ragioni di malesseri sociali e fatiche quotidiane: significa dare voce a chi non aspetta la statistica (necessaria per altro ma non esaustiva) o il sondaggio di opinione per interessarsi di realtà periferiche non solo geograficamente, ma nella mappa delle decisioni e della rappresentazione dei bisogni. Significa lavorare nel mondo dell’informazione per non essere megafoni del potere ,ma coscienza critica dei governi, in nome degli interessi collettivi, del bene comune rappresentato dalle persone,singole o associate. E ,in particolare, significa fare il proprio lavoro di informatori corretti e preparati, decisi a dare notizie utili a capire e conoscere quello che accade, affinché aumentino gli spazi di approfondimento e di formazione delle idee dei cittadini.

I giornalisti italiani, la Fnsi, fanno parte di questo percorso, sono dentro il progetto di “Illuminare le periferie” perché contro l’oscurantismo non c’altra strada che l’illuminazione dei luoghi dove si vogliono celare le notizie ed i problemi,tutti, che attraversano la vita delle persone. E’ il nostro giuramento di Ippocrate, la base del nostro lavoro come guardiani della Democrazia. Ed in questo momento , nel quale leggi bavaglio si profilano all’orizzonte, la nostra battaglia per difendere ed allargare gli spazi di conoscenza ed informazione ha un naturale alleato nell’insieme di associazioni e gruppi che nella società, italiana,europea e mondiale, tendono ad essere partecipi della  trasformazione sociale, senza limitarsi a stare al balcone a guardare quello che altri decidono.
Questa è l’ora di essere sulla scena del cambiamento contro i bavagli oscuranti ed in nome dell’illuminazione delle realtà sociali dove, per altro, aprire spazi di conoscenza, serve anche ad evitare che prendano il sopravvento le rassegnazioni e gli oscurantismi che vari gruppi,più o meno criminali, tendono a far passare come regole di convivenza in nome dei loro loschi affari.
Oggi più che mai il ruolo dell’informazione è determinante. Ed e’ per questo che la Fnsi è impegnata nel percorso di “Illuminare le periferie”.

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