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Migranti in Grecia, una vita di violazioni dei diritti umani

 

Rimane sempre difficile scrivere qualcosa sulla situazione dei migranti in Grecia che non sia banale e che non sia già stato detto. Si sono versati fiumi di parole sulla loro situazione e sulle centinaia di volontari indipendenti che li hanno accolti sostituendosi all’Europa.
Parlerò di loro raccontandovi il nostro ultimo viaggio insieme a Ospiti in Arrivo, associazione friulana che da qualche anno aiuta i migranti. Insieme abbiamo deciso di raccogliere informazioni dettagliate sui centri di accoglienza e sui campi informali, inoltre abbiamo scelto di intervistare i migranti e i volontari indipendenti per conoscere la loro storia e la situazione reale dei campi; infine ci siamo informati sul (mal) funzionamento del sistema informativo per le richieste d’asilo.

Presentiamo qui un abstract dell’elaborazione dei dati raccolti in Grecia, curata dagli antropologi e sociologi dell’associazione friulana, che vuole essere l’inizio di un possibile nuovo modello di analisi sulla situazione dei migranti. Il lavoro verrà presentato nei prossimi mesi ma soprattutto verrà divulgato perché possa essere condiviso con il resto del mondo del volontariato.

Più volte mi sono chiesta se avesse ancora senso continuare ad aiutare i migranti con i nostri piccoli gesti ma, mai come in questo viaggio, ho avuto la netta percezione del loro bisogno di costruire relazioni e di conoscere realmente cosa stia loro accadendo.
La vita dei migranti in Grecia è attraversata costantemente da violazioni dei diritti umani.

Con l’aiuto di una mediatrice linguistica abbiamo intervistato dei migranti e ci siamo resi conto che, nonostante l’informazione sia uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano, ancora in pochi erano riusciti ad avviare la pratica per il riconoscimento dell’asilo e gran parte di loro non aveva neppure ricevuto le informazioni necessarie. Tutti sventolano fieri un foglio, scritto integralmente in greco, per loro assolutamente incomprensibile: credevano fosse utile per la loro richiesta di asilo mentre in realtà non era altro che un permesso temporaneo di soggiorno (di 6 mesi per i siriani, per altri anche di meno).

Per tutti coloro che non si trovano nei campi governativi, l’accesso alla richiesta di protezione internazionale è un’impossibile chiamata Skype ad un numero mai raggiungibile. Oltretutto si dà per scontato che persone in fuga possiedano cellulari o tablet all’ultima moda. Vi sono enormi problemi per i ricongiungimenti familiari che, pur essendo previsti, stentano a concretizzarsi. Vi è inoltre l’impossibilità di capire se siano effettuati tutti gli accertamenti utili a garantire il principio di non refoulement.

La situazione in Grecia va al di là di ogni immaginazione. Il sistema di accoglienza, anche se con molte difficoltà, ha funzionato quasi esclusivamente nei campi informali mentre il sistema governativo somiglia ad un ricovero coatto.  Quello che vediamo attraverso i canali di informazione non è altro che una sterile rappresentazione dei numeri e non viene mai offerta la possibilità di sapere quello che realmente sta avvenendo. Si parla di accoglienza e nessuno accenna mai alla carenza di cibo, all’assenza di acqua e alle condizioni assolutamente precarie in cui tutti vivono e che coinvolgono anche le persone più vulnerabili ed addirittura i minori non accompagnati. Per questi ultimi dovrebbe essere prevista un’accoglienza specifica ma si fa finta di non accorgersi che centinaia di ragazzi sono soli nei campi. Non è servito neppure l’isolato intervento della Commissione Europea che, sottolineando le condizioni del campo di Moria, a Lesbo, ha chiesto invano alla Grecia di occuparsi dei minori accogliendoli in un posto adeguato. Tutto è rimasto com’era. Si gira lo sguardo ed intorno a noi si trovano centinaia di ragazzi soli.

In questo sistema di accoglienza l’Europa non esiste e, con la firma dell’Accordo UE/Turchia che prevede la ricollocazione dei migranti in territorio turco ed un successivo parziale ricollocamento, ha così ritenuto sufficiente il suo impegno nei confronti dei migranti, lasciando sola una Grecia sull’orlo della bancarotta.
In questa situazione credo purtroppo che, ad eccezione delle Ong dedicate alla salute, tutte le altre non abbiano brillato. Si sono certamente viste in Grecia ma con un’offerta di interventi mai coordinati tra loro e spesso assolutamente carenti. in tutti questi mesi, non sono state in grado di creare una rete che evitasse duplicazioni e migliore distribuzione delle risorse economiche e del capitale umano. Difficile comprenderne i motivi. E’ vero che la situazione non si presta ad una facile gestione, ma la mancanza di coesione tra le Ong sul territorio non sembra fino ad ora aver risolto la situazione. Infallibile ma evidentemente per alcuni troppo scontato, il sillogismo “più grande è la concordia e maggiore è l’unione, allora migliore è la forza”.
Andrebbe poi analizzata e compresa l’azione degli Organismi Internazionali che, nonostante la loro presenza in Grecia, non sono riusciti ad oggi ancora a dimostrare la vera efficacia dei loro interventi. Penso inoltre che sarebbe utile comprendere fino in fondo come vengano utilizzati i contributi volontari di governi, aziende, e privati cittadini, cosicché si possa trovare insieme la strada da percorrere per ottenere risultati migliori.

Ai Migranti non servono comunicati stampa che riportano dati o convegni che in questi ultimi anni proliferano in tutta Europa. Occorrono legali in grado di supportarli nelle pratiche di richiesta asilo, è indispensabile il sostegno di psicologi che intervengano per fornire un supporto a chi quotidianamente porta con sé il ricordo del dramma vissuto nella propria terra. Tutto questo non è garantito e ove raramente presente è del tutto insufficiente. Chi dice il contrario probabilmente non è stato in Grecia.

Dopo questo lungo elenco di carenze e tristi realtà, è giusto anche raccontare con un sorriso la presenza di centinaia di volontari europei indipendenti che non si rassegnano alle scelte di questa Europa. E’ grazie ad alcuni di loro che nasce la No Border Radio in diretta streaming dal campo di Eko Station, è così che si creano spazi di accoglienza affinché i bimbi possano giocare e luoghi in cui le donne possano parlare tra di loro per tornare, anche solo per un momento, ad essere donne e non soltanto madri, è con alcuni di questi volontari che ad Idomeni si è potuto creare un centro culturale per i bambini e per gli adulti.

Tutto ciò però non è sufficiente, bisognerà pretendere molto di più e su questo la politica continua a non fare la propria parte. Se l’Europa non tornerà ad essere quella della fratellanza e dei popoli, verrà un giorno in cui guardando indietro ci vergogneremo per aver lasciato migliaia di donne, bambini, anziani e uomini in attesa di un rifugio salubre e sicuro. Quello sarà il giorno in cui la Storia chiederà conto ad un’Europa che ha rinnegato ciò che la poteva far grande: la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

*Coordinatrice Servizio Rapporti con le Ong

IDOMENI – 23 MAGGIO 2016 – IL FILMATO DI STEFANO SCIALOTTI 

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