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Come parlare di affettività e sessualità ai bambini? Intervista alla psicologa Tania Marsili

 

Tania Marsili è una psicologa che opera a Firenze e collabora con La Valigia Rossa, un’azienda che ha come obbiettivo la valorizzazione del benessere e della salute sessuale femminile. La Valigia Rossa al suo interno ha un’area socio-pedagogica in cui è è presente una rete di specialisti nazionali e internazionali.
In questo periodo, in cui c’è molta disinformazione riguardo ad eventuali progetti di educazione al rispetto di ogni genere di persone nelle scuole, parlare serenamente di sessualità fra adulti non è sempre facile, ma, specialmente come genitori, abbiamo l’obbiettivo di chiarire ogni nostro dubbio per educare nel miglior modo possibile i nostri bambini, proprio per questa ragione abbiamo ritenuto importante parlarne con la dottoressa Marsili.

Parlare di affettività e di sessualità ai bambini è difficile, esiste un buon modo per farlo?
Questa domanda mi fa sorridere perché esprime in se tutto il disagio che gli adulti hanno a parlare di sesso… di conseguenza il bambino già apprende che ci sono argomenti tabù di cui non si può parlare apertamente! Questa è la prima grande barriera che gli adulti dovrebbero abbattere.
A partire dalla nascita i neonati apprendono il valore e il piacere del contatto fisico, del calore umano e dell’intimità. Ben presto imparano cosa è “pulito” e cosa è “sporco” e in seguito imparano la differenza tra maschi e femmine e tra persone amiche e sconosciuti. L’essenza del discorso è che già a partire dalla nascita i genitori in particolare mandano ai bambini messaggi inerenti il corpo, l’intimità e la sessualità. Detto in altri termini, stanno facendo educazione sessuale.
I genitori possono serenamente parlare di sesso con i propri figli nel momento in cui loro stessi, in quanto adulti, hanno raggiunto un buon rapporto con il proprio corpo, sono dotati di apertura mentale ed hanno una vita sessuale soddisfacente, cioè se gli adulti per primi hanno vinto i loro tabù e le loro reticenze in ambito sessuale.
Poi in relazione all’età del figlio, e quindi dei concetti che il bambino è in grado o meno di comprendere, si utilizzeranno metafore, soggetti  più consoni alla corretta comprensione, ma mi preme sottolineare che niente come l’esempio giornaliero dei genitori può far crescere dei bambini sereni e sicuri anche in tema di intimità e sessualità.

Riguardo gli adolescenti spesso come genitori ci poniamo come se questi sapessero già tutto sul sesso (conoscenze appresa anche grazie all’uso di internet), ma i dati di alcuni studi recenti riportano che in materia c’è  una scarsa conoscenza, inoltre, proprio perché è un periodo particolare è difficile poter comunicare con loro.
Verissimo, i genitori preferiscono minimizzare o peggio ancora ignorare che ci sia uno sviluppo sessuale e di pari passo una necessità di educazione anche in questo ambito.
Soprattutto la famiglia ha subito notevoli modificazioni al proprio interno e la sua organizzazione è talvolta carente di aspetti educativi e di modalità attente per l’accudimento dei figli. Un altro elemento di novità è stato, ed è tuttora, Internet (con i suoi social network come facebook e twitter, insieme ai numerosi siti porno ai quali si accede facilmente) con tutto ciò che questo comporta anche a livello relazionale e comunicativo. Spesso ormai, a livello di informazione generale e quindi anche sulla sessualità, il mondo di Internet costituisce l’unica fonte per numerosi adolescenti, soprattutto quando il confronto con gli adulti di riferimento viene a mancare.
I genitori dovrebbero essere consapevoli che, se non si occupano loro di informare ed educare alla sessualità, probabilmente lo farà qualcun altro o qualcos’altro  lasciando il proprio figlio solo in questa tematica così importante per lo sviluppo del futuro adulto. Solo i genitori possono invece trasmettere concetti quali “Intimità”, “Affetto”, “Sessualità” e far capire quanto questi concetti possono essere legati tra loro e al rispetto di se stessi e dell’altro.

Anche in materia di igiene intima, ciclo mestruale, sarebbe importante poter offrire ai ragazzi una corretta informazione, nelle scuole difficilmente si parla anche di questo, ci sono strumenti che come genitori possiamo utilizzare per veicolare le giuste informazioni?
Uno strumento fondamentale è la SEMPLICITA’. Basterebbe che i genitori si ricordassero come hanno spiegato l’igiene orale per esempio. Come quando al bambino sono spuntati i dentini ed è stato in grado di potersi lavare i denti da solo, allo stesso modo occorrerebbe affrontare il tema dell’igiene personale e del differente sviluppo fisico dei maschi e delle femmine. Sarebbe fondamentale inoltre dare cenni anche sullo sviluppo del sesso opposto, cioè spiegare ai maschi cosa è il ciclo mestruale delle femmine e alle bambine come funziona l’apparato maschile, in questo modo si eliminerebbero dubbi e falsi miti. In questo modo i figli si sentirebbero più in confidenza ed intimità con i genitori e non in imbarazzo a fare domande; agli adulti dovrebbero stimolare Fiducia e Sicurezza invece che tabù, paure e disinformazione ai figli.
In questo modo si abbatterebbe notevolmente l’ansia da prestazione in tutti i campi, anche quello sessuale.

Ultimamente molti stanno dando battaglia alla possibilità che vengano tenute lezioni sul rispetto dei generi e della sessualità nelle scuole. I “No-Gender” tirano fuori teorie inesistenti e stanno fomentando molte persone per fare in modo che non venga mai istituita in Italia l’educazione sessuale ai bambini e ai ragazzi, perché invece questa materia sarebbe così importante nell’educazione generale di tutti?
L’individuo è unico ed irripetibile e la libertà di ognuno finisce solo dove inizia quella dell’altro nel rispetto reciproco. Se culturalmente si abbracciasse davvero questo concetto non ci sarebbe più bisogno di giudicare, classificare, differenziare etichettare.
E’ importante sottolineare che i giovani hanno bisogno sia dell’educazione sessuale informale sia di quella formalizzata. Esse non sono in contrasto, l’una è complementare all’altra e viceversa. Da una parte i giovani hanno bisogno di amore, di propri spazi e sostegno nell’ambiente sociale quotidiano per potersi formare una propria identità sessuale; dall’altra hanno anche bisogno di acquisire determinate conoscenze, determinati atteggiamenti e determinate competenze per i quali i professionisti giocano un ruolo importante.
Le istituzioni devono assicurare l’uguaglianza dei diritti e la correttezza delle informazioni fornite. In questo ambito anche l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità si è mossa dando delle linee guida sull’educazione sessuale suddividendo per fasce di età di seguito i bambini (di seguito il link http://www.aispa.it/attachments/article/78/STANDARD%20OMS.pdf ).
Inoltre credo fortemente che se entrassimo in un’ottica davvero libera di “NO Gender” anche la violenza sulle donne risulterebbe diminuita.

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