Sei qui:  / Parrhesia / Il Colore del Denaro (III) – Come il Leviatano Aprì gli Occhi

Il Colore del Denaro (III) – Come il Leviatano Aprì gli Occhi

 

Muovendo un ulteriore passo dal peso di una moneta, ci imbattiamo nel tema cruciale dello Stato. Ho avuto modo di accennare nel primo articolo di questa serie come l’Istituzione appaia agli occhi del liberismo uno strumento decisionale imperfetto e coercitivo, incapace di rinnovarsi efficientemente secondo il sostenuto tempo della storia. Eppure, l’istituzione statale esiste e sulle sue granitiche spalle friabili si appollaiano nazioni, testimoni governativi e l’intera economia.

In quanto la posizione liberista fornisce ampie proposte interpretative della storia, la genesi dell’obelisco statale di hobbesiana memoria non gode di un’univoca descrizione. In questo breve scritto, si approssimerà una ricostruzione della teoria sull’origine para-monetaria dello Stato di Robert Nozick (Anarchy, State and Utopia), integrata da quella dello storico dell’economia, nonché premio Nobel, Douglass North.

La scena iniziale è il celeberrimo stato di natura, ove a valere è il diritto naturale della legge del più forte in un conflitto di tutti contro tutti. Faide ininterrotte, imposizioni lesive, ritorsioni e difesa privata rendono i costi per ciascun soggetto enormi, coinvolgendo nel bilancio risorse fisiche, approssimative proprietà, fino all’incolumità della vita stessa.

Da tale marasma collettivo, la prima modificazione consisterebbe in una differenziazione della lotta, ovvero nell’accorpamento di piccoli gruppi di mutua difesa contro altri gruppi. Una volta radunati, il naturale processo di divisione del lavoro spingerebbe solo alcuni individui alle occupazioni difensive, mentre gli altri potrebbero dedicarsi ad altre mansioni. Con il perfezionamento del servizio prestato dai gruppi di mutua difesa, questi si imporrebbero fino a divenire “agenzie di protezione private”.

Cosa succederebbe, però, se agenzie differenti si ritrovassero a loro volta in conflitto, ad esempio nell’esprimere un giudizio discordante di innocenza o colpevolezza riguardo ad un medesimo “utente”? Semplicemente, lo scontro svelerebbe i reali rapporti di forza generando il graduale consolidamento di un monopolio protettivo territorialmente in espansione; le altre agenzie affronteranno il conflitto, oppure vi si subordineranno volontariamente.

Il momento cruciale e più problematico nella genesi dello Stato subentra ora: il passaggio dalla protezione clientelare alla difesa generalizzata, ovvero la transizione dello stato ultraminimo allo stato minimo. Di fatto, la proibizione agli “indipendenti” di una giustizia privata da compensare con l’offerta di una difesa dall’agenzia protettiva è difficilmente spiegabile in termini economici, se non sulla scorta di un principio morale, totalmente alieno a questo scenario, o, più probabilmente, di un’eliminazione della concorrenza per affermare l’esclusività del monopolio.

La descrizione degli embrioni dello stato-sentinella di Nozick fin qui riportata è storicamente carente, quanto poco realistica e può essere supportata dallo sfondo storico di North, più organicamente compatibile con le premesse liberali e con la storia stessa.

Affinché si possa epurare il suddetto eccesso morale, è necessario negare qualsiasi riferimento ai diritti di natura o ad un’organizzazione strutturalmente politica e concepire lo Stato come un’impresa privata dalle finalità puramente economiche. La specializzazione conseguente alla divisione del lavoro e l’egoismo razionale degli agenti danno vita alla nozione astratta di “pubblico”, che è, in ogni caso, solo un prodotto preterintenzionale della razionalità economica. Così, il fastidioso principio di compensazione morale è risolto. La proposta di North introduce, in ogni caso, un elemento innovativo, ovvero la necessità di fidelizzare i propri utenti al fine di ridurre eventuali costi di controllo. Questa precisazione è sollevata per far fronte alla figura del free rider, soggetto tutt’altro che sconosciuto alla contemporaneità.

Il free rider è l’opportunista che, consapevole dell’impercettibilità del contributo individuale specifico nel prodotto complessivo, sfrutta il rispetto delle regole da parte della maggioranza per avvantaggiarsi violandole. Il termine, d’altra parte, è stato coniato in riferimento a chi prende parte ad una corsa senza pagare il biglietto.

Il free rider deve necessariamente essere un’eccezione, in quanto, qualora tale tipologia antropologica si diffondesse per reciproca diffidenza o disinteresse, il tessuto sociale ed il gruppo d’appartenenza stesso collasserebbero. Il problema è che il free riding, al pari della corruzione, è considerata una “infrazione efficiente”, perché risponde esattamente all’ottica calcolatrice ottimizzante dell’homo œconomicus.

L’emersione di un’ideologia fidelizzante, dunque, si colloca ancora nello spettro di una soluzione strumentale volta alla riduzione dei costi, ma è importante rilevare come la componente morale sia un’esigenza imprescindibile anche allo stato di impostazione liberale, affinché tale organizzazione non si muova disgregandosi; in fondo, se privo di éthos condiviso, lo stato liberale sarebbe solo una lotta di tutti contro tutti spostata di piano, una faida perbenista.

Così, fra la remissività obbediente e la fratellanza con il prossimo cristiane e la rapace complicità dei team imprenditoriali odierni non ci sarebbero differenze contenutistiche sostanziali. D’altronde, “l’oppio dei popoli” religioso denunciato da Marx era esattamente quest’uso tendenzioso della morale rivolto ad un fine non abbastanza nobile da esplicitare, eppure abbastanza noto per diffidarne.

Da tutto ciò emerge il significato autentico dell’Ideologia di cui parlava Marx, oggi un sudicio jolly per recriminare con graffiante imprecisione sotto i riflettori della politica. Ideologia è qualsiasi mistificazione della descrizione storica attenta alle cause reali, che devia la loro identificazione.

In fondo si può sempre trovare un’alternativa alla realtà, perché è maleducazione parlare del denaro, quel condiviso rimosso che sparge colpevolezza nella fede privata ripostavi, è di cattivo gusto esporre con trasparenza i propri mezzi ed i propri guadagni. Così la storia si affolla di guerre giuste o necessarie, di favoritismi che, solo per ignoranza, non sappiamo ancora comprendere, e ancora di proibizionismi, perché la nazione è pur sempre casa nostra, ma anche qualche imposizione violenta del libero mercato non guasta, perché la libertà viene prima di tutto.

Il denaro non ha morale, se non quella della propria perpetuazione inoffesa. Sul piano internazionale la decisione politica ha potere sempre più marginale, perché nella comunicazione fra paesi sono gli interessi economici a muovere ed orientare, ma anche ad istituire la comunicazione stessa. Quest’infausta estensione del denaro è sotto gli occhi di tutti e, a livello sociologico, questa consapevolezza dissemina diffidenza: i soggetti che gestiscono denaro si depersonalizzano in semplici homines œconomici pubblici, le cui reali intenzionalità sono sempre oggetto di sospetto, spesso tutt’altro che ingiustificato.

In questi termini, la pratica monetaria e la sua eterogenesi dei fini tendono naturalmente ad erodere la fiducia che l’istituzione statale era volta a preservare. Lo Stato, le cui esclusive funzioni erano la conservazione del valore della moneta, l’attribuzione e la tutela della proprietà privata, deve ora aumentare esponenzialmente i costi di transazione per il contenimento ed il vigile controllo delle derive sopra descritte, compensabili solo attraverso l’esazione di imposte.

In definitiva, nell’ottica liberale lo Stato deve conservare esclusivamente la propria forma elementare di sentinella, come semplice tutela dei transattori che consenta loro di istituire scambi senza nutrire diffidenza nell’altro; ogni timida forma di complessità crescente rappresenterebbe un’erosione dello stesso margine di profitto per cui lo Stato era stato istituito. La bestia statale dev’essere ammansita fino all’inattività affinché la sua presenza abbia una reale utilità. In fondo, tutto ciò che gli homines œconomici pretendono per stringersi la mano è la cupa salvaguardia del cadavere del Leviatano alle loro spalle.

TI POTREBBE INTERESSARE ANCHE